Milano-Cortina 2026, ritardi, incertezze e il silenzio di Varnier

Il nuovo Ad di Milano-Cortina 2026, Varnier non parla, non dice, non annuncia e non tranquillizza. Nulla. Nonostante ritardi e incertezze

«Toc toc, c’è qualcuno in casa?». La battuta di un celebre film asi adatta benissimo a due vicende sportivo-politiche-economiche di cui si parla da anni ma che sembrano inesorabilmente ferme. E, ancora peggio, avvolte da una cappa di silenzio indistruttibile.

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026

Cominciamo dalle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. È passato ormai quasi un mese dalla nomina a nuovo amministratore delegato di Andrea Varnier, il «super manager» come è stato definito da qualcuno. L’uomo che tutto conosce e che tutto il Cio apprezza che avrebbe dato uno scossone ad una macchina non solo ferma, paralizzata da anni. Bene. Vi invitiamo a «googlare» il suo nome mettendo come filtro le ultime due settimane: non troverete nulla, nulla di nulla. Non una frase, un impegno, una dichiarazione, un annuncio. Lo zero totale.

I ritardi disastrosi dei lavori

Anzi. A ben guardare si trovano un paio di articoli che raccontano i ritardi disastrosi dei lavori. Alcuni esempi: Arena Santa Giulia. Stando al cronoprogramma iniziale i lavori sarebbero dovuti partire a gennaio 2021 e durare 36 mesi, per chiudersi quindi a natale dell’anno prossimo. Ovviamente non si è nemmeno partiti. E già qui si viaggia con un ritardo di due anni. Le ultime info arrivano da chi dovrà materialmente realizzare l’opera: «sarà pronta entro la fine del 2025».

La riqualificazione dell’ex Palasharp

Restiamo a Milano e restiamo sul ghiaccio. La riqualificazione dell’ex Palasharp che dovrà diventare la Milano Hockey Arena prevista con inizio lavori a dicembre 2020  e, dopo 9 mesi di opere (una cosa rapida), con data di consegna settembre 2021 è ferma. Bloccata dal ricorso di un istituto religioso di Suore e di una società che non fu ammessa al bando per l’assegnazione delle opere.

C’è poi la lista dei lavori previsti nel 2023: si va dall’inizio dei cantieri del Villaggio Olimpico a Porta Romana (sempre Milano) o lo sky Stadium di Bormio da 7 mila posti all’arrivo della pista di discesa libera senza il quale la pista, lo scrive il Cio, non sarà utilizzabile. Lo stesso dicasi per Livigno, che ospiterà altre gare sulla neve.  Per non parlare della pista di Bob a Cortina il cui costo è lievitato da 53 a 80 e passa milioni e su cui ci sono parecchie icognite sull’utilità di un’opera così costosa che sembra già condannata ad essere una cattedrale nel deserto una volta spenta la fiamma di Olimpia.

Le parole degli addetti ai lavori sul posto sono tutto tranne che tranquillizzanti e nessuno è pronto a garantire nulla, oggi come oggi. Eppure Varnier non parla, non dice, non annuncia e non tranquillizza. Nulla.

Di lui, in certi corridoi, si dice che più che il manager e che più che occuparsi di opere il suo vero compito è quello di raccimolare sponsor e denaro. E su questi, si vocifera, il ritardo è ancora maggiore. Un silenzio che terminerà obbligatoriamente mercoledì prossimo alla fine della tre giorni programmata da tempo e che porterà lunedì a Milano alcuni delegati del Cio per ispezionare e controllare lo stato dei lavori. Poi, l’attesa conferenza stampa dove forse ne sapremo di più, quantomeno dove Varnier dovrà raccontare e spiegare.

Ps. Già che ci siamo, se poi da Palazzo Marino il sindaco ci aggiornasse sulla situazione del nuovo stadio di Milano finito anche lui nel buco nero del silenzio…