La memoria selettiva del comandante Sarri, rivoluzionario solo quando gli conviene

Maurizio Sarri è uno dei pochi rivoluzionari rimasti nel calcio italiano, ma la sua memoria pare entrare in funzione soprattutto se le cose vanno o rischiano di andargli male

Elogio del Comandante Maurizio Sarri, uno dei pochi rivoluzionari rimasto nel piatto mondo del calcio italiano con un solo, piccolo, difetto: la sua memoria è selettiva, nel senso che si accende e spegne come un semaforo col sospetto che entri in funzione soprattutto se le cose vanno o rischiano di andargli male. Sospetto rafforzato dall’ultima uscita dell’uomo che si disegna contro il Palazzo, oggi tecnico della Lazio dopo esserlo stato nella fase più luminosa della sua carriera anche di Napoli, Chelsea e Juventus.

Non senza meritatissime fortune.

L’ultima uscita del Comandante Maurizio Sarri

Ha detto il Comandante Sarri, alla vigilia della sfida secca a San Siro contro il Milan nei quarti di finale della Coppa Italia: “Credo che, così come è fatta, sia la manifestazione più antisportiva del mondo con un sorteggio che non si sa dove, da chi e quando viene fatto. Il tutto palesemente costruito per far arrivare certe squadre alle dirette televisive”.

Ora, il format della Coppa Italia che protegge le big della Serie A mettendole in tabellone dagli ottavi in poi e con partite in casa, su gara unica fino alle semifinali, è oggetto di dibattito trasversale. Può piacere o meno, certamente porta grandi ascolti e ha moltiplicato il valore dei diritti tv venduti dalla Lega alla Rai prima e a Mediaset adesso, facendo godere i proprietari dei club compresa la Lazio dello stesso Sarri.

 

Qui scatta la memoria selettiva e fallace di Maurizio Sarri

Ma le critiche del Comandante sono più allusive e profonde rispetto alla semplice valutazione di merito sul format. E qui scatta la memoria selettiva e pure fallace, perché da quest’anno le teste di serie hanno smesso di essere sorteggiate e sono definite in base al comportamento nella stagione precedente. Dunque Juventus numero 1 perché detentrice della Coppa Italia e dal 2 all’8 scansionate secondo la classifica dell’ultimo campionato.

E anche quando c’è stato – fino a dodici mesi fa – il sorteggio, si sapeva benissimo dove, quando e da chi veniva fatto: tutte le estati prendendo le prime 8 della Serie A della stagione precedente e mettendole in un’urna nella sede della Lega Serie A in via Rosellini a Milano. Indirizzo noto a tutti, presidente della Lazio compreso. Da lì si va avanti seguendo il parametro secondo cui chi ha avuto in sorte il numero più basso, incrociando un’avversaria col numero più alto, gioca in casa.

Semplice e trasparente, visto che la griglia è pubblicata in tempo.

Non c’è nulla di losco, insomma, anche se è comprensibile che a Maurizio Sarri non faccia piacere doversi giocare il pass per le semifinali in casa del Milan con sensibile riduzione della chance di qualificarsi. Peccato che il Comandante non abbia combattuto la sua battaglia nelle altre 9 situazioni in cui, alla guida di una big, si è trovato dall’altra parte della barricata.

E non 9 a caso, ma 9 su 9 perché mai il Napoli, la Juventus o la Lazio di Sarri hanno giocato un ottavo o un quarto di finale di Coppa Italia su gara secca lontano dal proprio stadio. E’ successo nel 2016 (Napoli-Udinese e Napoli-Inter), nel 2017 (Napoli-Spezia e Napoli-Fiorentina), nel 2018 (Napoli-Udinese e Napoli-Atalanta), nel 2020 (Juventus-Udinese e Juventus-Roma) e anche nell’ottavo che precede la trasferta a San Siro, perché la Lazio ha sfidato e battuto la solita Udinese all’Olimpico.

Nove su nove.

Poi è arrivata la decima e il Comandante ha scoperto quanto sia brutto e ingiusto doversi giocare uno dei pochi obiettivi stagionali non a domicilio. E l’ha fieramente denunciato. Prendiamo atto, ricordando a tutti che per lo stesso meccanismo l’Italia ha concrete possibilità di stare fuori dal Mondiale perché lo spareggio con il Portogallo (o la Turchia) dovremo andarlo a fare, Macedonia permettendo, a Lisbona o Istanbul. Giusto? No. Ma nessuno si è sognato di mettere in dubbio la correttezza e onestà di chi ha fatto il sorteggio. Un po’ come il Comandante fino a quando le cose gli sono andate bene.