Disastro Juventus, resa dei conti anche per Agnelli e la dirigenza

Per la Juventus in arrivo una resa dei conti anche al livello superiore rispetto a quello tecnico. Se Allegri è "blindato" dal contratto, non è escluso che qualche ragionamento si faccia nella compagine societaria

Il day after la clamorosa eliminazione dalla Champions League per mano del Villarreal, la Juventus ha bruciato in Borsa quasi un altro 10% del suo valore, attestandosi a 0.31 euro per azione. Nulla di drammatico e nemmeno di inatteso, visto che la discesa del valore delle azioni del club di Agnelli continua ormai inesorabile da oltre un anno, tanto che tutti gli indici sono in negativo e negli ultimi dodici mesi gli azionisti, compresi i fedeli risparmiatori attratti dal fascino della Vecchia Signora, hanno visto dimezzarsi il proprio tesoretto.

Scene da un post fallimento europeo che non può non avere ripercussioni anche dal punto di vista economico e finanziario.

Nella notte della passeggiata spagnola allo Stadium la Juventus ha perso una quindicina di milioni di euro almeno, se non qualcosa in più. Una goccia nel mare dei segni meno delle ultime tre stagioni, quelle culminate con il 209 in bilancio al 30 giugno 2021 che ha innescato il maxi aumento di capitale da 400 milioni di euro (dopo gli altri 300 del 2019) con i quali il ramo Elkann della famiglia ha scelto di sostenere l’azienda calcio in un momento durissimo.

Colpa del Covid, non c’è dubbio, ma anche di una serie di strategie che si sono progressivamente rivelate fallimentari fino ad arrivare al flop con il Villarreal, terza eliminazione consecutiva negli ottavi di finale della Champions League che rappresentano la porta di ingresso nel club esclusivo delle otto magnifiche d’Europa dove la Juventus si era abituata a stare da protagonista.

Juventus, Allegri sulla graticola

Ecco perché il ko non potrà essere soltanto una questione di campo.

Allegri è sulla graticola, accusato di non aver dato gioco e identità a una squadra imperfetta ma certamente più forte degli spagnoli. La società gli era venuta incontro mettendo mano al portafoglio nel mese di gennaio e spendendo un centinaio di milioni per Vlahovic e Zakaria; nessuno rimpiange quel denaro, soprattutto quello investito sull’attaccante serbo, ma i conti sono tornati solo parzialmente. E quello che è grave, negli occhi degli azionisti di maggioranza, è che i continui rovesci di campo stanno allontanando il momento del ritorno all’equilibrio anche nell’esercizio contabile.

Le stime più ottimistiche disegnano al 30 giugno 2022 un passivo non molto inferiore ai 200 milioni di euro, coperto già dall’intervento di Exor prima descritto e però così pesante da necessitare l’accelerazione nei piani di ristrutturazione del modello di business. Per fortuna della Juventus la corsa al quarto posto in campionato, che significa accesso alla prossima Champions League che porta in dote non meno di 60-70 milioni (quest’anno sono stati 84 tra premi Uefa, market pool e incassi da stadio), si è sistemata grazie anche al crollo dell’Atalanta: stare fuori sarebbe stato economicamente drammatico.

 

La resa dei conti non sarà solo a livello tecnico

A fine anno, però, è prevista una resa dei conti anche al livello superiore rispetto a quello tecnico. Se Allegri è blindato da un contratto onerosissimo (9 netti a stagione) e lungo (scade nel 2025), non è escluso che qualche ragionamento si faccia nella compagine societaria. Federico Cherubini, che ha preso il posto del silurato Fabio Paratici – il ‘colpevole’ della strategia delle plusvalenze massicce finite anche nel mirino della Procura di Torino – avrà quasi certamente una seconda chance e con lui lo staff di mercato.

E Andrea Agnelli? Le voci del passato sono state sempre spente da interventi del cugino John Elkann, presente al fianco del numero uno bianconero nei momenti di maggiore difficoltà. Maurizio Arrivabene rappresenta la sintesi tra le diverse anime del club e all’orizzonte c’è anche la madre di tutte le battaglie, la pronuncia della Corte di Giustizia europea sul tema della Superlega. E’ la guerra che Agnelli si è intestato tanto da diventarne agli occhi di tutti, anche in Europa, quasi l’unico titolare: vincerla o perderla farà tutta la differenza del mondo anche più dei risultati di campo.

Entro la fine del 2022 è atteso il verdetto e allora anche i numeri del post fallimento in Champions League potrebbero pesare diversamente.