DAZN, altra gaffe. Calendari pubblicati prima della Lega e retromarcia imbarazzata

Uno scivolone formale più che sostanziale, ma che ha rotto la consuetudine secondo cui è la Lega a dettare la cadenza

La gaffe di DAZN, che ha pubblicato sui propri profili social le prime 5 giornate del prossimo campionato con date, orari e programmazione televisiva, prima ancora che la Lega Serie A certificasse tutto ufficialmente con un suo comunicato, ha imbarazzato i vertici del calcio italiano e quelli della Ott tedesca al centro già di mille polemiche e accuse. Uno scivolone formale più che sostanziale, ma che ha rotto la consuetudine secondo cui è la Lega a dettare la cadenza delle partite dopo aver sentito i broadcaster che pagano profumatamente per trasmetterle. Una sorta di accordo tacito, visto che in realtà una volta elaborato dagli algoritmi il calendario delle 38 giornate, è proprio DAZN (e in piccola parte Sky) a scrivere le regole.

Irritazione trattenuta a stento negli uffici della Lega

I post social sono stati rimossi nell’arco di qualche minuto, una volta che è stato chiaro che si era trattato di un errore pubblicarli prima della fine dell’assemblea di Lega e del comunicato ufficiale di via Rosellini. Tanto che si è fatta largo pure l’ipotesi che le cose potessero cambiare rispetto alle 5 giornate rese note da DAZN. Irritazione trattenuta a stento negli uffici della Lega dove il rapporto con DAZN sta creando non pochi grattacapi comunicativi: a dicembre scorso l’autogol della decisione di cancellare immediatamente la visione condivisa, pur in presenza di regolari contratti sottoscritti dagli utenti. Poi la battaglia sulla rilevazione non indipendente degli ascolti, il crollo dell’audience del 30% sempre negato da DAZN (ma che preoccupa i club) e, nelle scorse settimane, i prezzi per la nuova stagione con aumenti dal 33 al 100% che hanno fatto infuriare i clienti e costretto l’amministratore delegato della Lega, Luigi De Siervo, a un inusuale comunicato per difendere la politica commerciale del partner.

Decide DAZN, solo che non può comunicarlo prima della Lega

Come detto, si tratta nell’ultimo caso di una gaffe più di forma che di sostanza visto che la cadenza delle partite, giorni e orari, è in realtà una prerogativa dei broadcaster detentori dei diritti. La Lega stabilisce delle norme generali che, ad esempio, vietano l’impegno al sabato di una squadra in campo il martedì in Champions League oppure di una che il giovedì precedente ha giocato l’Europa League. E fissa alcuni parametri generali che guidano la formulazione delle singole giornate. Poi, dentro questa cornice, è DAZN a costruirsi un menu ad hoc ed è il motivo per cui i big match, dalla scorsa stagione, non sono quasi mai posizionati in orario serale ma vanno al tardo pomeriggio del sabato. La ragione è semplice: Sky ha i diritti di co-esclusiva sugli slot delle 20,45 del sabato, sul launch match della domenica e su una sfida delle ore 15. DAZN non vuole in nessun modo favorire il competitor che ha diritti di scelta che arrivano dopo diverse ‘chiamate’ della ott tedesca. E’ questo il motivo per cui il derby Milan-Inter sarà programmato sabato 3 settembre alle 18 e non alle 20,45 e così via per tutta la stagione. Decide DAZN, solo che non può comunicarlo prima della Lega per una questione di galateo comunicativo che è stata spazzata via dalla gaffe dei suoi responsabili social.