Caro prossimo Governo, ecco di cosa ha bisogno lo sport italiano

Lettera aperta al nuovo Governo sui temi dello sport. A partire da una richiesta: ci piacerebbe che tornasse nella Sua compagine un ministro ad hoc

Egregio Presidente del Consiglio dei ministri (chiunque Ella sia e a qualsiasi schieramento ideologico faccia riferimento)

Lo sport italiano si avvicina al cambio di legislatura con qualche speranza e molte disillusioni, visto lo spazio che il tema ha avuto dentro due mesi di campagna elettorale in cui si è parlato di tutto tranne che di un settore che interessa da vicino almeno 17 milioni di connazionali. Basterebbe questo per toglierci ogni speranza di avere una qualsiasi centralità nelle scelte del Suo esecutivo, ma siccome siamo gente di sport e, quindi, inguaribili ottimisti pronti a batterci fino all’ultimo secondo o centimetro, ecco qualche rapida riflessione da condividere sulle attese e urgenze non più differibili.

Ci piacerebbe che tornasse nella Sua compagine un ministro per lo Sport

Intanto ci piacerebbe che tornasse nella Sua compagine un ministro per lo Sport, dedicato e con ampio mandato. Per carità, nel recente passato abbiamo vissuto anche l’epoca difficile di un “ministro contro lo sport” che ha rischiato di far chiudere tutto in tempo di pandemia, relegandoci allo scomodo ruolo di cenerentola quando si è trattato di riaprire e mettendo a rischio, dal calcio dei professionisti in giù, tutta la filiera.

Pericolo sventato, però la presenza di un ministro ad hoc, e non semplicemente di un sottosegretario con delega come è stata Valentina Vezzali con il governo Draghi, trasferirebbe già al primo impatto l’impressione di essere non subalterni a tutto il resto. Non è un dettaglio, caro Presidente: sul suo tavolo arriveranno presto i dossier che raccontano come Covid e crisi energetica abbiano e stiano impoverendo tutto il movimento, allontanando milioni di persone (ragazzi soprattutto) dalla pratica sportiva, inaridendo i nostri settori di formazione per le eccellenze che poi si battono alle Olimpiadi e facendo venire meno i presidi sul territorio tanto utili anche nelle aree più a rischio.

Vorremmo essere coinvolti nelle grandi scelte di finanziamento e non informati a cose fatte

Ci siamo capiti, anche noi come tutti gli altri batteremo cassa nella speranza di ricevere maggiore attenzione rispetto al passato. Ad esempio, vorremmo essere coinvolti nelle grandi scelte di finanziamento e non informati a cose fatte, come accaduto con i fondi del Pnrr. Vorremmo ricevere aiuti abbondanti e concreti per superare la crisi e non essere abbandonati a noi stessi, facendo leva sull’enorme massa di amanti e volontari che tiene in piedi la base della piramide.

Vorremmo che di noi si parlasse in termini meno ideologici e più pratici, che si comprendesse l’enorme valore economico di tutto il settore (quasi il 2% del Pil nazionale) e che non fossimo relegati al ruolo di passatempo “che se c’è va bene, altrimenti pazienza”.

Qualche passerella in meno e molte riunioni operative in più

Ci piacerebbe, caro prossimo Presidente del Consiglio dei ministri, qualche passerella in meno e molte riunioni operative in più.

Perché noi continueremo a vincere, titoli europei o mondiali, Olimpiadi o manifestazioni giovanili; però è seccante essere ricevuti a palazzo solo quando vi fa comodo scattare una foto con noi e dover fare anticamera in tutte le altre occasioni. Gradiremmo che la riforma dei rapporti di lavoro per collaboratori sportivi fosse difesa, ma che ci si rendesse conto anche del sostegno che hanno bisogno associazioni e società dilettantistiche per non essere schiacciate dal peso dei nuovi costi.

Oppure che Lei o qualche suo collaboratore diretto provasse con noi l’ebbrezza della sfida alla burocrazia quando si decide – con coraggio – di mettere mano alle proprie infrastrutture per andare verso il futuro. A proposito, lo sappiamo che le norme esistono e sulla carta sono già all’avanguardia, però avremmo un disperato bisogno di un Governo (il suo) che la smetta di trattare chi viene in Italia per investire in stadi nuovi come un cinico speculatore.

Il sogno, ma comprendiamo che rischia di restare tale, è che alla fine del Suo mandato nel 2027 ci siamo almeno 5 nuovi impianti calcistici tra Serie A e Serie B più palazzetti e piscine. E che i nostri ragazzi nella grandi città non debbano più fare gli slalom tra le palestre delle scuole, ormai preziose quanto un Gronchi rosa, per poter giocare a basket o pallavolo allenandosi magari a ridosso di mezzanotte altrimenti non se ne fa nulla e si resta tutti a casa.

Lo sappiamo, la lista delle cose da fare è lunga e costosa

Irrealizzabile? Forse in parte. Allora, adesso che Lei entra in carica con il suo Governo e la sua maggioranza, ci limitiamo per cominciare alla prima e unica considerazione che conta: se per due mesi avete relegato lo sport, nel vostro dibattito, all’ultima posizione dopo tutto il resto, come facciamo a fidarci quando Lei (come quelli che l’hanno preceduta) ci giurerà che questa volta sarà diverso da prima?

Con stima (di incoraggiamento).

A presto