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Il calciomercato più povero di sempre (fino alla prossima estate)

Numeri da economia di guerra per il calcio italiano (ma non solo), con pochi scambi e pochissimi soldi. E quest'estate non andrà meglio...

La festa è finita, andate in pace. E, se possibile, cercate soldi da qualche parte perché così non si può andare avanti. Chi immaginava che il peggio fosse alle spalle, nell’ex dorato mondo del calcio, si è dovuto ricredere: la crisi sarà lunga e ha azzerato o quasi riti e spese del pre-Covid. La sessione invernale del calciomercato che si è chiusa il primo febbraio è stata desolante ben oltre ogni attesa.

I numeri fotografano un bollettino da economia di guerra che segnala come tutto il sistema si sia inceppato e, a catena, rischi di collassare. In un mese la Lega Serie A ha registrato ufficialmente solo 97 movimenti di cui meno di un terzo (28) a titolo definitivo; il resto prestiti, rientri da prestiti, parametri zero o scambi con plusvalenze incrociate. Il giro d’affari è crollato del 65% dai 215 milioni di euro investiti un anno fa ai 75-80 di oggi. E per una volta non siamo stati gli asini da mettere dietro la lavagna, ma nella stretta che ha soffocato trattative e sogni di milioni di tifosi siamo stati in buona compagnia.

Tanto per dare un parametro allo tsunami che sta investendo il pallone ovunque, le spese di mercato invernale dei club dei Top5 campionati (Inghilterra, Spagna, Italia, Germania e Francia) sono precipitate del 70% da 930 a 261 milioni di euro. Si salvi chi può (e non possono in tanti). In Spagna il Barcellona è alle prese con debiti monstre e con la vicenda Messi che sta avvelenando i pozzi della battaglia per il cambio di presidente mentre il Real Madrid ha chiuso la seconda sessione a zero euro investiti. In Italia ha speso (poco) solo il Milan mentre la Juventus si è dedicata al trading per dare una spinta al bilancio che chiuderà in passivo a giugno. In Francia la situazione è sportivamente drammatica non essendosi ancora risolto lo stallo sui diritti tv dopo il passo indietro di Mediapro.

Non ci sono soldi, insomma. E non ci saranno nemmeno in estate per una decrescita ben poco felice visto che una fetta importante del sistema si è retta negli ultimi anni sulla scommessa delle plusvalenze alla cui base c’era, però, la presunzione che la bolla dei prezzi non avrebbe smesso di crescere. Ora è esplosa. Lasciando sul campo un esercito di feriti.