Politics Università e Recovery. Chi l'ha vista la ministra?

Università e Recovery. Chi l’ha vista la ministra?

Università, quando e come riaprire? Ma soprattutto, come rilanciarla tramite il Recovery Plan? Domande più che legittime ma ad oggi prive di risposta. Il tutto mentre i giovani laureandi, da un anno e mezzo in Dad, chiedono un piano per poter rientrare in ateneo.

La ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa infatti, nonché ex rettrice della Bicocca di Milano, non si è ancora capito che piano abbia in mente (sempre che ne esista uno) per far ripartire un’istituzione così centrale. E fare qualche intervista qua e là, come quella rilasciata ad Open, non può bastare per dialogare con un mondo in costante attesa da mesi. Gli universitari, ignorati dai due governi “pandemici”, hanno pagato un prezzo altissimo dall’inizio della crisi sanitaria: socialità ridotta ai minimi termini, colloqui in presenza azzerati, serrata (quasi totale) dei laboratori e lauree in ateneo organizzate a singhiozzo.
Tutte le attività (o quasi) sono state trasferite online o sulle app, compresi i prestiti bibliotecari. E se da un lato è vero che in emergenza “si stringono i denti”, dall’altro non si può prescindere dal pensare a come ripartire. Coinvolgendo, magari, anche gruppi e associazioni studentesche che chiedono ascolto e confronto.

L’oscuro Recovery e la riapertura (ad ottobre?)

La riapertura dell’Università e delle lezioni in aula, secondo quanto dichiarato al giornale di Mentana dalla ministra, viene immaginata (e prevista) per il mese di ottobre. Certo, nel frattempo si punta alle lauree in presenza (zone rosse permettendo) ma dopo? “Il Recovery plan deve essere un’occasione per il rilancio dell’Università – ha affermato di recente durante il Festival delle Scienze di Roma – e l’obiettivo è un finanziamento della ricerca che si avvicini al 2% del Pil (oggi all’1,4%)”. Con quali progetti, però, non è dato saperlo perché non se n’è mai parlato (il Recovery Plan è da presentare in Europa a fine aprile). Eppure i temi sul tavolo sono tantissimi: la lotta alla” baronite”, la parità di genere nelle posizioni apicali, l’edilizia universitaria, l’aumento dei dottorati e degli assegni di ricerca, la riduzione delle tasse universitarie per gli studenti. Su quale di questi punti il Governo vuole investire di più? Non si sa.

Ok alla “doppia laurea”: la proposta del Parlamento

Inoltre la commissione cultura della Camera ha approvato il via libera alla cosiddetta “doppia laurea”. Chissà se la ministra dell’Università se ne è accorta? Ad oggi infatti, sulla base del decreto regio del 1933, frequentare due lauree in contemporanea è vietato dal nostro ordinamento. Ma se la legge in Parlamento verrà approvata il cambiamento sarà sostanziale. “Questa norma va a superare un divieto italiano obsoleto – ha commentato a riguardo il grillino Manuel Tuzi – che si va ad aggiungere all’approvazione della laurea abilitante. Grazie a questa proposta, che speriamo operativa nel 2022, ci si potrà iscrivere a due corsi di laurea in contemporanea. Chi poi è in specializzazione medica, ma anche uno studente di Alta Formazione Artistica, musicale e coreutica (AFAM), potrà frequentare dottorati di ricerca o master. Una misura che, secondo noi, aumenterà occasioni e opportunità di lavoro per i giovani”. Di certo se la legge arrivasse a fine corsa, all’interno del mondo universitario, i cambiamenti sarebbero profondi e tutt’altro che irrilevanti. Frequentare due lauree assieme non è per nulla semplice né uno scherzo: la ministra è d’accordo con questa proposta? Una riflessione approfondita, o per lo meno un dibattito sul tema, sarebbe d’obbligo vista l’importanza dell’argomento. A meno che Maria Cristina Messa non preferisca giocare a “chi l’ha visto”.

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