Eithan Bondi, 21 anni, è stato fermato per gli spari del 25 aprile a Roma: secondo la Procura è indagato per tentato omicidio e porto abusivo di armi. Nel pomeriggio della Festa della Liberazione, in via delle Sette Chiese, avrebbe esploso colpi con una pistola da softair. Feriti due iscritti Anpi, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. Il gesto, avvenuto a margine delle celebrazioni a Parco Schuster, ha suscitato immediatamente reazioni e richieste di chiarimenti.
E’ stato ripreso dalle telecamere e ora trasferito al carcere di Regina Coeli
Un filmato di circa 30 secondi, ripreso da telecamere di via Ostiene, mostra l’arrivo con uno scooter bianco dal casco decorato, gli spari e la fuga verso Piramide Cestia. Gli investigatori della Digos hanno recuperato anche un video da una telecamera privata puntata sulla strada. E’ stata ricostruita la targa dello scooter Honda sr bianco. Il giovane ha ammesso le responsabilità ed è stato trasferito a Regina Coeli, in attesa della convalida del fermo e dell’interrogatorio davanti al gip.
In casa aveva pistole e coltelli, non si ipotizza blitz organizzato
A casa di Bondi sono stati trovati diversi coltelli, altre armi softair e vessilli israeliani. L’arma usata non è stata rinvenuta. Al momento, gli investigatori propendono per il gesto di un “cane sciolto”, non riconducibile a un blitz preparato. La Brigata Ebraica di Roma, cui Bondi ha dichiarato di aderire, aveva indicato di rispettare lo shabbat e di non partecipare alle celebrazioni per evitare tensioni. È possibile, secondo una prima ipotesi, che il 21enne si sia convinto ad agire dopo le notizie sulle tensioni durante il corteo di Milano e sulle accuse di antisemitismo rivolte all’ala pro Pal.
La Comunità ebraica: “Piena solidarietà e vicinanza ai feriti, evitiamo strumentalizzazioni”
La Comunità ebraica di Roma prende le distanze: “Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano”, ha dichiarato il presidente Victor Fadlun, che ha espresso fiducia nella magistratura e invitato a evitare strumentalizzazioni. Dal Museo della Brigata ebraica di Milano, il direttore Davide Romano afferma: “Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza”. E aggiunge: “La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio”.
Anpi: “Una deriva estremistica e intimidatoria, chiediamo alla Presidente del Consiglio di prendere finalmente posizione”
“Non può sfuggire a nessuno l’estrema gravità della vicenda”, scrive l’Anpi, denunciando “una deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma”. L’associazione chiede alla magistratura “non solo di appurare l’esistenza di eventuali mandanti dell’aggressione armata avvenuta a Roma, ma anche di aprire un’inchiesta su tali presunti gruppi paramilitari presenti nella Comunità ebraica romana”. E avverte: “Se dalle parole si passa alle pistole cambia tutto”. Poi l’appello: “Chiediamo altresì al ministro Piantedosi di andare fino in fondo nelle indagini in merito e alla presidente del Consiglio di prendere finalmente posizione sulla vicenda, dopo il suo colpevole e gravissimo silenzio dei giorni scorsi”. L’Anpi richiama le polemiche sulle posizioni del presidente della Comunità ebraica di Milano, Meghnagi. “Sappiamo peraltro che al loro interno si è aperto un dibattito critico nei confronti proprio delle posizioni del signor Meghnagi”. Annunciato un presidio alle 16.30 nel luogo dell’agguato, in via delle Sette Chiese, zona San Paolo.
Lerner: “Basta omertà su questa degenerazione squadristica”
Il giornalista Gad Lerner scrive: “Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che in nome dell’autodifesa minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele. Basta omertà dall’alto per questi estremisti sospinti al fanatismo da leader irresponsabili”. E ancora: “Anche noi ebrei dissidenti dall’importazione della guerra mediorientale nelle nostre Comunità veniamo fatti oggetto di simili minacce, non solo verbali. Chi sa parli. Vengano disciolti questi nuclei paramilitari. E chi ha accusato l’Anpi di antisemitismo chieda scusa”.
Indagini sulla rete di sostegno del giovane
Secondo quanto emerso, Bondi aveva lasciato la facoltà di architettura e svolgeva lavori saltuari tra consegne e magazzini. La famiglia non sarebbe stata a conoscenza del suo coinvolgimento. A incastrarlo, oltre ai video, sarebbe stato il casco nero con disegni già visibile in foto sui social e indossato durante l’aggressione. Gli investigatori ritengono che faccia parte di gruppi distintisi dal 7 ottobre per azioni filo-sioniste sul territorio.
La procura ritiene che si tratti, soprattutto, di un’iniziativa individuale; resta da chiarire l’eventuale rete di sostegno. Nelle prossime ore è attesa la richiesta di convalida del fermo; il gip fisserà l’interrogatorio. Intanto, l’Anpi ribadisce: “Non può sfuggire a nessuno l’estrema gravità della vicenda”. L’episodio, accaduto in una giornata simbolo, continua a interrogare istituzioni e comunità.
