Destra in Europa, il modello Meloni conquista terreno

Da ormai diversi anni la destra italiana è un riferimento per le varie destre europee. E Giorgia Meloni ne è la conferma

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Da ormai diversi anni la destra italiana può essere considerata un riferimento per le varie destre europee (e non solo). Nel recente passato gli attuali partiti al governo in Italia sono stati, seppur a fasi alterne, veri e propri modelli d’ispirazione. Adesso che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno l’occasione di guidare il Paese si aprirà una nuova stagione politica con Roma come principale pietra miliare delle destre d’Europa?

Il sovranismo di Fratelli d’Italia, il federalismo della Lega, il populismo di Forza Italia. Le tre antiche radici dei partiti che guidano la coalizione al governo in Italia si sono evolute. Eppure, nel corso degli ultimi anni, il cuore delle loro griglie valoriali ha attraversato confini, epoche e stagioni. Rivelandosi spesso apripista di inediti fenomeni politici. Non serve andare troppo lontano nello spazio e nel tempo.

La fiamma del defunto Movimento Sociale Italiano (MSI) ha ispirato la stagione d’oro del Front National (FN) in Francia. Il primo federalismo della Lega, quella di Umberto Bossi, è stato studiato a fondo nel nord Europa. Nei Paesi scandinavi, culla in seguito del populismo patrimoniale, e nei Paesi Bassi, con il Partito per la Libertà di Geert Wilders. Il “populismo mediatico” di Silvio Berlusconi, infine, ha portato all’ennesima potenza la stagione della personalizzazione dei leader politici basata su media e sondaggi. La punta dell’iceberg? Donald Trump negli Stati Uniti.

Ora la vittoria del centrodestra a guida Meloni proietta i conservatori italiani in una nuova fase: trasformarsi in modello per l’Europa anche in termini di alleanze e cooperazioni inter-partitiche. Ciò che nell’era Berlusconi non è mai accaduto.

Prossima fermata Spagna per la destra

La presenza di una formazione non propriamente di destra come Forza Italia al centro della coalizione ha molto a lungo frenato la costituzione di un centrodestra omogeneo. L’ascesa dei conservatori-sovranisti di Fdi a perno della coalizione ha messo in chiaro molte questioni. Atlantismo, liberalismo economico, conservatorismo sociale, impostazione securitaria in termine di ordine pubblico: il “quadrilatero” del governo Meloni indica, al netto delle posizioni dei singoli, il nuovo centrodestra.

Soprattutto, mostra la capacità della destra istituzionale di governare assieme a quella identificata come sovranista e populista. Ciò che presto potrebbe essere realtà anche in Spagna: nel nuovo bipolarismo in voga in campo comunitario l’Italia può trasmettere a Madrid la nuova via per una destra di governo capace di mediare tra le sue anime.

La nuova Meloni? La governatrice di Madrid

La coalizione costituita dai conservatori del Partito Popolare, dagli identitari nazionalisti di Vox e dai liberali di Ciudadanos governa già Madrid e l’Andalusia, storica roccaforte di Sinistra. In vista delle elezioni previste il prossimo autunno la destra vuole ribaltare il governo guidato dai socialisti di Pedro Sanchez. Coi Popolari al 30% e Vox al 15% nei sondaggi potrebbe addirittura risultare ininfluente il sostegno di Ciudadanos, dato attorno al 2-3% dei voti.

La “Meloni spagnola” può essere in tal senso Isabel Diaz Ayuso, governatrice di Madrid del Partito Popolare. La quale, liberista e conservatrice, da tempo esalta il modello italiano per la destra. E può governare a viso aperto assieme ai nostalgici franchisti di Vox conscia di non perdere in termini di consenso.

Il richiamo a un presunto “comunismo” dei socialisti e di Podemos per le politiche sul lavoro e la gestione del Covid funge da richiamo della foresta. La comunanza valoriale fa il resto. E il modello dell’asse Fdi-Lega-Forza Italia è replicabile a Madrid in un contesto che vede, a sua volta, la sinistra divisa tra una componente socialdemocratica simile al Pd (Psoe) e una più radicale e populista come i Cinque Stelle (Podemos). A cui una destra compatta può opporre un dinamismo notevole.

Dalla Polonia alla Svezia, i Conservatori guadagnano terreno

L’ascesa di Giorgia Meloni a leader di livello europeo sta al contempo facilitando i conservatori di tutta Europa a trovare legittimità. Tramontato Donald Trump e assieme a lui il riferimento di oltre Atlantico, i Conservatori europei vanno posizionandosi sul modello non più incentrato sul solo sovranismo che Meloni propone. Una svolta simile a quella di Fdi, dal postfascismo nazionalista al conservatorismo liberale, è stata compiuta dai Democratici Svedesi a Stoccolma, che da partito di maggioranza della coalizione danno l’appoggio esterno al governo di centrodestra di Ulf Kristersson.

E in autunno anche in Polonia Diritto e Giustizia (PiS) farà della sua vocazione atlantista e conservatrice il cavallo di battaglia per conquistare il terzo mandato di quattro anni al governo. Il PiS è con Fdi il partito più importante del panorama conservatore europeo e il premier Mateusz Morawiecki è con Meloni e il rientrante Benjamin Netanyahu l’interprete di una nuova, arrembante destra occidentalista ma non più plasmata oltre Atlantico.

La Destra francese è più indietro

Diverso il discorso per la Francia. Quando le destre non istituzionali d’Europa erano relegate ai margini, il contagio più evidente è probabilmente quello avvenuto lungo la tratta Roma-Parigi. Che chiama in causa FN e Msi.

L’ammirazione dei militanti francesi per il modello italiano rimanda in realtà ad un’eredità politica e culturale che fa parte della lunga storia dell‘estrema destra del Novecento. Restando nella seconda metà del Novecento, Ordre nouveau (ON), il piccolo gruppo politico all’origine del FN, mostra un interesse continuo per il MSI, eretto a vero e proprio mito politico. In breve, l’MSI si porrà come modello organizzativo e strategico per una destra francese in via di unificazione, che dai missini prese in prestito anche la Fiamma Tricolore.

Decenni dopo Marine Le Pen, figlia del fondatore, prenderà le redini dell’FN e avvierà la Dédiabolisation. Attraverso un non indolore processo di riforme, il Front National si trasforma nel Rassemblement National. Il modello non è più FdI, a sua volta “erede politico” dell’MSI, bensì la Lega di Matteo Salvini. L’obiettivo comune dettato da un pesante euroscetticismo di fondo: smantellare l’Unione europea.

Come è andata lo sappiamo. Ma proprio l’ancoraggio del Rassemblement a un’eredità controversa e la svolta a destra di Macron rendono più difficile impiantare nella “gemella latina” il modello della destra di Meloni e alleati. Poco replicabile laddove concetti come sovranismo e populismo sono ancora dominanti nel discorso di una destra che fa fatica a presentarsi come istituzionale e governista.