Il mancato finanziamento pubblico al docufilm su Giulio Regeni è arrivato alla Camera con interrogazioni di Partito democratico, Più Europa e Avs. La vicenda, già al centro di polemiche, ha riacceso il dibattito sul ruolo delle commissioni ministeriali e sui criteri di selezione.
Mollicone: “Retroscena falsi e diffamatori, produzione meritevole di essere finanziata”
“Il documentario su Giulio Regeni meritava di essere finanziato per il tema”, afferma il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, che parla di “retroscena falsi e diffamatori“. E aggiunge: “Sono fra quelli che pensa che dovremmo andare fino in fondo per ottenere la verità. Come ho già spiegato, non sapevo dell’esistenza di un documentario su Giulio Regeni. L’ho appreso solo dai giornali dopo le polemiche di Procacci”.
Mollicone assicura di ritenere “meritevole di un finanziamento un documentario su un caso che ha ricordato un italiano torturato all’estero” e offre “la mia disponibilità per organizzare un confronto con i genitori di Regeni e la proiezione, come fatto al Senato”, ricordando iniziative analoghe su “Eredi della Shoah”, “Operazione Batiscafo Trieste”, “L’uomo dal Fiore in Bocca”, “Remember this” e docufilm su Capucci, Vittoria Ottolenghi e la strage di Fiumicino.
Il sistema delle commissioni e le dimissioni tra gli esperti
“Ribadisco che il Parlamento non si occupa di commissioni ministeriali”, dice Mollicone, che richiama precedenti bocciature come “C’è ancora domani” e “Il Nibbio”. Precisa poi che le commissioni, “nominate e formate da esperti, sono una costruzione procedurale nata dalla legge 220/2016. Le commissioni sono indipendenti” e annuncia che nella legge delega chiederà di “riformare i criteri dei contributi selettivi”, senza bloccare il tax credit.
Si sono dimessi due dei quindici esperti nominati dal ministro della Cultura: il critico Paolo Mereghetti e lo storyeditor Massimo Galimberti. Il loro incarico riguardava la valutazione di film e serie secondo criteri di “qualità artistica” e “identità culturale”.
“Il mancato finanziamento è stato un errore”
Prima, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ammesso che il mancato finanziamento al docufilm su Regeni è stato un errore. Nelle stesse ore, a Montecitorio, è stata proiettata l’anteprima di “Alla festa della rivoluzione”, sull’occupazione di Fiume del 1919, prodotto da Rai Cinema e Lucisano anche con contributi del Mic: un sostegno negato al film su Regeni. Le interrogazioni in Aula proseguono.
Le critiche dell’opposizione
Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera, afferma: “A quattro anni dall’inizio della legislatura e ormai agli sgoccioli, Mollicone continua con un ritornello stanco. Un goffo tentativo di nascondere l’incapacità del governo di gestire il ministero della Cultura“. E ancora: “Mai come con il governo Meloni la cultura è stata così politicizzata. L’acrimonia dimostrata verso un settore strategico come quello cinematografico ha prodotto un disastro”.
Sul presunto coinvolgimento nella mancata assegnazione dei fondi, Mollicone parla di “retroscena falsi e diffamatori” e ribadisce che “è tutto nei verbali della commissione“. Conclude: “Continuo a leggere ricostruzioni fantasiose – addirittura col mio nome nel titolo. Ho già dato mandato ai miei legali per valutare eventuali intenti diffamatori”. Restano aperti, intanto, i nodi su criteri, trasparenza e tempi decisionali, mentre crescono attese e interogazioni: un segnale di un dibattito non passeggero ma strutturale, in cui il discrimine fra autonomia e indirizzo pubblico va chiarito senza ambiguità né ricostruzioni sommarie.
