Quirinale, “l’atlantismo” un tanto al kilo: tutti i nomi e il rapporto con Washington

Mattarella, Draghi o qualcun altro? Il nome del nuovo inquilino del Quirinale può modificare i rapporti dell'Italia con Europa, Cina e Usa

Franco Frattini “bocciato” dalla corsa per il Quirinale (ma chi lo aveva candidato?) perché non abbastanza “atlantista”. Sul punto le parole del segretario del Pd Enrico Letta e di una big nel partito democratico per quanto riguarda la politica estera come Lia Quartapelle, che ha affidato a twitter le sue riflessioni sul profilo del nuovo Presidente della Repubblica. La Responsabile esteri dei dem e moglie dell’ex ministro socialista Claudio Martelli ha scritto: “La scelta del Presidente della Repubblica non ha solo ricadute interne.

I venti di guerra che soffiano dall’Ucraina ci ricordano che all’Italia serve un o una Presidente della Repubblica chiaramente europeista, atlantista, senza ombre di ambiguità nel rapporto con la Russia”.

L’elezione del nuovo Presidente della Repubblica italiana interessa da vicino le cancellerie di mezzo mondo. Il motivo è semplice: nello scenario geopolitico attuale, in una sorta di clima da Guerra Fredda perenne, la figura che occuperà lo scranno più alto del Quirinale potrà indirettamente orientare – nel senso di facilitare o complicare – i rapporti del governo italiano con le potenze più importanti dello scacchiere globale.

Anche perché, dall’altro lato, pure le suddette potenze si stanno interessando al nome che succederà Sergio Mattarella, e sono pronte a organizzare le rispettive strategie diplomatiche.

Cosa aspettarsi dall’Italia del futuro? Dove si posizionerà Roma nell’ideale asse geopolitico che va da Washington a Pechino, e che include pure Mosca? Premessa doverosa: i nomi circolati nelle ultime ore lasciano ipotizzare qualunque scenario tranne una improbabile rottura rispetto alla linea istituzionale attuale.

Dall’ascesa di Mario Draghi alla conferma di Sergio Mattarella, da Paolo Maddalena (il più votato al primo scrutinio per il Presidente della Repubblica) a Marta Cartabia passando per i vari Pier Ferdinando Casini, Franco Frattini e Silvio Berlusconi: la sensazione è che tutto cambi (nel caso in cui non venga confermato Mattarella) affinché nulla cambi.

Italia nel solco atlantista, ma senza voltare le spalle a Russia e Cina

Se l’Italia, come è probabile (anzi: certo), si manterrà in ogni caso nel solco dell’atlantismo, resta da capire che tipo di atlantismo si prefigurerà all’orizzonte: una crociata senza tregua contro Russia e Cina, esponendosi sui temi più sensibili dei diritti umani e dei valori liberal-democratici, oppure una gestione più pragmatica, business-oriented e cioè attenta a non sprecare eventuali occasioni economiche, sulla falsa riga di Germania e Francia?

Mentre un Mattarella bis potrebbe collocare l’Italia in mezzo ai due estremi, delegando onore e oneri al governo in carica, Draghi potrebbe invece traslare al Quirinale l’approccio fin qui usato a Palazzo Chigi.

Ovvero: Russia e Cina sono distanti dall’Italia e dal suo background politico-valoriale, ma non per questo bisogna chiudere loro le porte in faccia per abbracciare a occhi chiusi gli interessi americani o di Bruxelles. Sia chiaro: non significa immaginare un’Italia autonoma e in rottura con i piani americani o europeisti, quanto piuttosto un’Italia pronta a farsi valere in ambito internazionale con un posto in prima fila. Gli Stati Uniti e l’Unione europea possono lanciare un percorso da seguire, ma toccherà poi al nostro Paese scegliere come avventurarsi in quel percorso e secondo quale tempistica.

Difficile, infine, pensare a un presidente italiano in rottura totale con Mosca e Pechino, in quanto una mossa del genere lascerebbe campo aperto ai vari Emmanuel Macron e compagnia bella. Detto altrimenti: l’Italia ne uscirebbe forse ancor più vicina agli alleati Usa e Ue, ma giusto dal punto di vista ideologico e in un gioco geopolitico che non varrebbe la candela economica.

Cina e Presidente della Repubblica: vige il principio di non ingerenza

E che cosa pensano, invece, Vladimir Putin, Xi Jinping e Joe Biden? Partiamo dalla Cina. A Pechino il Partito Comunista Cinese resta fedele al principio della non ingerenza. All’ombra della Città Proibita nessuno ha manifestato o manifesterà mai l’intenzione di schierarsi con un candidato anziché un altro; dietro le quinte ogni profilo sarà sicuramente studiato e analizzato, ma in pubblico difficilmente vedremo trapelare giudizi di sorta. L’obiettivo esplicito della Cina è quello di creare buoni rapporti con i governanti degli altri Paesi, proponendo cosiddetti rapporti win-win.

Il punto è che, tornando all’Italia, i rapporti lungo l’asse Roma-Pechino si sono raffreddati in seguito all’avvento del governo Draghi. Citiamo un episodio emblematico di quanto appena detto: il premier italiano ha spinto per convincere il presidente cinese a partecipare all’ultimo G20 straordinario, ma Xi non ha partecipato neppure in videoconforenza.

Russia e Quirinale: come incide la crisi ucraina

Capitolo Russia: Mosca è impegnata sulla crisi ucraina e, sempre parlando di Draghi, l’idea di averlo a Palazzo Chigi assicurerebbe maggiore ordine internazionale e, in teoria, metterebbe Mosca all’angolo. Piccola parentesi: Cina e Russia, sulla carta alleate contro il blocco occidentale guidato dalla Casa Bianca, hanno agende diverse su diverse questioni, Presidente della Repubblica italiana compresa. Last but not least, le potenze europee e gli Stati Uniti vorrebbero per l’Italia un Presidente capace di stabilizzare il Paese, non solo dal punto di vista economico ma anche da quello geopolitico. Certo è che difficilmente assisteremo a scossoni geopolitici di Roma.