Nel Nord Italia senza pioggia, fiumi prosciugati e coltivazioni a rischio

In molte zone della Pianura Padana non piove da due mesi. Tutti i danni per la salute, l'agricoltura ed il turismo

Nel Nord Italia non piove più. Ed è un grave problema per agricoltura, inquinamento e turismo.

In molte zone di Lombardia, Piemonte e Veneto nel 2022 non ha ancora piovuto. In molte zone della Pianura Padana non si registrano precipitazioni da più di 60 giorni, dal dicembre dello scorso anno. La scorsa settimana a Milano si registrati 19 gradi, con una serie di giornata soleggiate e insolitamente calde per i primi giorni di un febbraio, solo parzialmente riportato all’ordine delle cose da ancor più infrequenti raffiche di vento.

Anche ottobre e novembre erano stati mesi senza pioggia soprattutto nelle regioni del Nord-Ovest.

La mancanza di pioggia però non è affatto una buona notizia. Anzi è un problema e anche su più fronti: ambiente, agricoltura e turismo.

Senza piogge l’aria in Pianura Padana è più inquinata

Per prima cosa manca l’apporto salutare all’aria che di solito le precipitazioni portano ai cieli della Pianura Padana: l’area più inquinata d’Europa.

Un rapporto dello scorso anno dell’Aea, l’Agenzia europea dell’ambiente, ha messo in evidenza come tra le città con il peggior smog del continente ce ne siano italiane, disposte a poca distanza tra loro: Cremona, Pavia, Brescia e Vicenza. Tutte e quattro in Pianura Padana. Il documento definisce “preoccupante” la qualità dell’area di questa zona. L’assenza di vento e pioggia in questi giorni sta rendendo più complicato respirare in zone così inquinate da registrare soglie tre volte superiori a quella limite, definita dall’Organizzazione mondiale della sanità a 10 microgrammi di polveri pm 2,5 (di diametro aerodinamico uguale o inferiore a 2,5 micrometri) ogni metro cubo d’aria.

Fiume Po: livelli di secca tipici di agosto

L’assenza di piogge rende critica la situazione dei fiumi di lungo corso delle regioni settentrionali. Il Po ha raggiunto i livelli di secca che solitamente registra ad agosto, con grandi isolotti di fango il mezzo al fiume e un potenziale idrico più che dimezzato. La stessa cosa avviene per i laghi della Lombardia, che registrano un livello di riempimento cinque volte inferiore al proprio massimale (18% per quello di Como e 22% per il Maggiore).

L’ARPA, Agenzia regionale per la protezione ambientale, in Lombardia ha denunciato un calo del 51% delle riserve idriche regionali.

Nord senza piogge: la siccità mette a repentaglio le coltivazioni

La crisi idrica attraversa anche Emilia Romagna e Piemonte con bollettini idrogeologici che arrivano a segnare anche -95% rispetto alla media storica della portata d’acqua degli ultimi 60 anni (nell’Alto Po, vicino alla sorgente, si registra il -99%). La siccità mette a repentaglio le coltivazioni che spesso sfruttano i corsi d’acqua per crescere al risveglio vegetativo favorito da un inverno: uno dei più secchi dell’ultimo secolo, secondo solo a quello del 1989, del 1993 e del 2005.

La media registrata dalle centraline è di 5 millimetri di pioggia contro i 46 millimetri di media storica.

Fiumi in secca: aumenta la concentrazione di metalli pesanti e sostanze nocive

Un’altra preoccupazione è dettata dai livelli di inquinanti nell’acqua. La riduzione della portata del fiume comporta la concentrazione e l’aumento di metalli pesanti e altre sostanze nocive per la salute degli abitanti che vivono intorno. Le autorità locali e nazionali stanno valutando delle modifiche ai sistemi d’irrigazione; mentre gli agricoltori potrebbe alla lunga valutare nuove coltivazioni, prediligendo varietà che hanno bisogno di meno acqua in un settore che utilizza acqua per tre quarti proveniente da fiumi, laghi e falde sotterranee.

La siccità danneggia la filiera turistica alpina

La siccità sta colpendo anche la filiera turistica alpina, già messa a dura prova dalla pandemia. Di fatto, l’assenza di piogge ha ridotto al minimo storico la materia prima, la neve, costringendo gli operatori a ricorrere a quella artificiale anche nei mesi di alta stagione. I ghiacciai alpini sono in sofferenza come se fosse estate. Sulle Alpi manca la neve che in primavera sarebbe servita a compensare la mancanza di acqua in pianura.

Si stanno registrando temperature record su tutti i rilievi settentrionali, in particolare sulle Alpi centro occidentali. L’anticiclone delle Azzorre sta spinge l’aria fredda sui Balcani: il fronte freddo incontra le Alpi e nel superarle perde la propria umidità e si forma il Föhn, un vento caldo e secco, con raffiche piuttosto intense.

Siccità: aumenta il pericolo di incendi

Ultimo ma non ultimo, la Protezione Civile non esclude il pericolo incendi, favorito dai forti venti che stanno seccando e favorendo il trasporto di tizzoni ardenti che hanno coinvolto il verde di Piemonte (Valle Pellice e provincia di Biella), Lombardia (Prealpi bresciane) e soprattutto Liguria con le fiamme appena dietro Genova (Monte Moro).

Insomma, non piove ed è davvero un problema.