Ne usciremo migliori. Ma quando non è dato saperlo

E’ un mondo abbastanza impazzito, questo qui, ma l’Italia riesce ad essere prima pure nel grado di follia che ormai impera. E i media testimoniano, con le loro azioni, proprio questo grado di pazzia. Accade che – ad esempio – il Corriere della Sera pubblichi una paginona sui conti correnti di Matteo Renzi salvo dire che tutto questo è all’interno di una richiesta di archiviazione. Insomma: si sputtana uno, che può stare simpatico o antipatico, ma la cui privacy dovrebbe essere rispettata.

Accade, in questo mondo impazzito, una lite come quella tra un parlamentare di Forza Italia e un vicedirettore nonché conduttore di Report. Quest’ultimo si infuria per una storia di lettere anonime, non stiamo qui a raccontare la rava e la fava, ma finisce a parolacce e altre cose spiacevoli tra cui il fatto che il vicedirettore dice al parlamentare – che nella fattispecie è di fatto il suo controllore perché sta in commissione di vigilanza rai – che ha un pacco alto così di segnalazioni di parlamentari con cocaina eccetera.

Alcuni traducono la parola segnalazioni con dossier, ma è semantica. Roba molto molto molto spiacevole.

Accade, in questo mondo impazzito, che un giudice dica a un giornalista (Luigi Ferrarella del Corriere) che “non autorizza” la pubblicazione di un sms che sta nelle carte di un procedimento che è pubblico. Ovviamente lui lo pubblica ugualmente, ma il fatto che il giudice lo chieda dà la dimensione di quanto siamo scollati con il caso numero uno, quello di Renzi.

Di Renzi si può pubblicare anche il conto corrente, ma il giudice non vuole che si pubblichi il suo sms (nel quale fa i complimenti al pm per la requisitoria di un processo in corso nel quale lui dovrebbe giudicare come parte terza: roba da pazzi).

Tutto molto curioso. Ed è curioso come la realtà, in Italia, si incarichi di colpire chi aveva colpito: Ranucci viene colpito con delle insinuazioni e reagisce insinuando, e via discorrendo.

Siamo in un mondo pazzo. Ma ne usciremo migliori. Il quando, non è dato saperlo.