La morte prematura degli ex calciatori finisce in Parlamento

La politica si chiede quello che il mondo del calcio sembra non voler sentire: effettuare accertamenti sulla salute degli ex calciatori

Perché potrebbe interessarti? Le morti di Sinisa Mihajlovic e Luca Vialli hanno aperto il dibattito tra gli ex calciatori, preoccupati dei farmaci assunti durante la loro carriera. Il mondo dello sport assiste in silenzio, ma qualcosa si muove sul piano politico. Alla Camera ci sarà un’interrogazione della deputata Elisabetta Piccolotti: «Fare chiarezza». Un appello raccolto anche da altre forze politiche.

La politica si chiede quello che il mondo del calcio sembra non voler sentire: effettuare studi e accertamenti sulla salute degli ex calciatori. Tanto che qualcuno si preoccupa di portare la questione in Parlamento per farla analizzare a vari livelli istituzionali e, soprattutto, sanitari. Con questo intento la deputata dell’Alleanza verdi sinistra, Elisabetta Piccolotti, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione alla Camera rivolta al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al ministro dello Sport, Andrea Abodi, che ben conosce il mondo del pallone. L’intento è di accendere un faro.

Morte ex calciatori: interrogazione alla Camera

Le morti di Gianluca Vialli e Siniša Mihajlović hanno scosso profondamente tutte e tutti”, dice la parlamentare, sottolineando come “purtroppo non sono casi isolati nel mondo del calcio e l’incidenza di tumori e malattie neurodegenerative sui calciatori è più alta rispetto resto della popolazione“. Alla base c’è un vecchio studio dell’Istituto superiore di sanità che riporta dati significativi sulle condizioni di molti atleti che hanno scaldato i cuori dei loro tifosi ormai qualche decennio fa.

“L’incidenza della Sclerosi laterale amiotrofica, la malattia che uccise Gianluca Signorini e Stefano Borgonovo, risultò di 12 volte superiori per i calciatori, quasi doppia per quanto riguarda il tumore al pancreas, quello al fegato e per la leucemia. Dati che sono rimasti in un cassetto», ricorda Piccolotti, citando la ricerca dell’Iss. “La vicenda è delicata e complessa», osserva in merito Patrizia Prestipino, ex deputata del Pd che da sempre segue le questioni sportive. “Mi pare surreale – aggiunge l’esponente dem – che inizino a parlare tutti, ho letto le dichiarazioni di Lotito e di altri. La cosa risalirebbe agli anni Ottanta e Novanta“.

Morte ex calciatori: le risposte scientifiche

Quindi, è il pezzo del ragionamento di Prestipino, “è necessario un approfondimento di carattere scientifico per capire quali sostanze assumevano i calciatori. Dobbiamo evitare di far scoppiare il panico fornendo informazioni precise». Dal Terzo polo, Giusy Versace, oggi senatrice, mostra cautela: “Me ne sono occupata più di un anno fa, nel 2021, presentando una interrogazione all’allora ministro ma senza aver mai ricevuto un riscontro». In quella fase, però, non c’era l’attenzione intorno alla questione come sta avvenendo ora con l’opinione pubblica sconvolta dalle morti di Sinisa Mihajlovic e di Luca Vialli.

Un sasso nello stagno era stato infatti lanciato da Claudio Lotito, presidente della Lazio e dall’ottobre scorso anche senatore di Forza Italia: “Bisogna approfondire alcune malattie”. Parole proferite a dicembre, dopo la scomparsa dell’ex allenatore del Bologna. Da allora alcuni ex atleti, anche di primo piano, hanno manifestato la loro preoccupazione: «Bisognerebbe indagare sulle sostanze che abbiamo preso in quel periodo, ho paura di star male anch’io», ha detto Dino Baggio, pilastro della Nazionale negli anni Novanta. L’ex attaccante romeno Florian Raducioiu ha aggiunto: «Lo ammetto, ho preso anche farmaci. Sono sincero, chiamerò anche il medico a Brescia. Avrò una conversazione con lui per scoprire cosa ci veniva dato». Si va quindi in ordine sparso, ognuno cerca di capire.

Il mondo del pallone è silente, ma la politica si muove

Ed a questo punto che qualcuno dal Parlamento prova a far sentire la propria voce: “Occorre invece fare chiarezza, sulle correlazioni tra malattie e le tante possibili cause già ipotizzate nel 2005, tipo frequenti traumi agli arti e alla testa, contatto con pesticidi dei campi di calcio, doping, abuso di farmaci non vietati», insiste Piccolotti. Insomma, i calciatori hanno diritto a conoscere i rischi a cui sono stati esposti. Con un appello che arriva dalla parlamentare che vuole seguire il dossier. “Dobbiamo evitare il rischio che per ragioni di business sia messa a repentaglio la salute“. Qualcosa, dunque, si muove mentre ai piani alti del pallone tutto resta immobile.