Mastella: “Renzi e Calenda non sono la nuova Dc, mi hanno fregato entrambi”

Stanno morendo tutti i democristiani. Ma gli ex notabili Dc, come Clemente Mastella, resistono e leggono con chiarezza la politica di oggi

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? I democristiani stanno scomparendo, ma rimangono ancora notabili ex Dc in grado di fornire una lettura originale della politica italiana contemporanea. Clemente Mastella ha navigato al centro gran parte della storia repubblicana, dalla Prima alla Terza. Il sindaco di Benevento commenta a True-news.it gli equilibri politici in Parlamento e alle prossime Regionali. 

Mastella, Letizia Moratti ha dichiarato: “Il mio riferimento è la cultura liberale e popolare; mi richiamo alla dottrina sociale della Chiesa”. Ci si può spingere a definire il Terzo Polo la nuova Dc?

Assolutamente no. La Dc è una storia irripetibile, che resta nella storia; ma la cui prosecuzione è affidata ai singoli. Figure che restano legate a una cultura e allo stile; a un comportamento allineato alle istituzioni. Non è più riproducibile la figura democristiana.

C’è qualche politico attualmente in parlamento che può ricordare la postura democristiana?

Ne vedo molti pochi. Sono mischiati per esperienza personale con l’ultima fase della Dc. Restano tracce ed esempi notevoli. Tra le fila dell’opposizione ci sono i vari Franceschini, Casini e Letta. Anche se la pulsione democristiana di Letta è un po’impropria. E’ uno di quelli che ha frequentato la Dc, ma non ne ha seguito le orme. Non mostra tracce della fantasia e della capacità di governo democristiana.

Nel governo c’è qualche retaggio democristiano?

Fitto (Raffaele, attuale ministro degli Affari europei, ndr) ha una lunga storia familiare democristiana. Il padre Salvatore era con me nella direzione del partito; ed è stato presidente della Regione Puglia negli anni Ottante. Guido Crosetto – attuale ministro della Difesa – ha mosso i primi passi dentro la Dc.

La sua formazione, Noi di centro, come si pone?

La mia è una piccola esperienza, più che altro a livello locale. Ora vedo come mettere assieme un po’ di cocci e nuove figure. Tanto c’è tempo: la prima elezione per quanto mi riguarda saranno le Europee del 2024. Sarà il padre politico che prova a dare consigli. Al momento al centro non sembrano volermi ascoltare, ma io vado avanti.

Continua a considerarsi un politico di centro?

Si, sono autonomo rispetto a tutto e a tutti. Sono felicemente sindaco della mia Benevento; e non ho velleità politiche o voglia di insediarmi in una nuova istituzione, che sia Bruxelles o le regionali. Mi piace la politica, in senso lato.

Il Terzo Polo le piace?

Se si aprisse ad altre formazioni politiche, trovando l’umiltà di dare una mano al paese, sì. E’ lo stesso discorso che vale per il Pd. Il Terzo Polo poi deve trovare la forza di reggere a due personalità forti, come quelle di Renzi e Calenda, solo così può andare avanti.

Dovendo scegliere, chi le piace di più tra i due?

Mi hanno fregato sia l’uno che l’altro. Per correre insieme alle ultime politiche hanno fatto naufragare il progetto di un Grande Centro insieme a me. Però devo ammettere che sanno stare sulla scena.

Come giudica Mastella la mossa di candidare Letizia Moratti in Lombardia?

La candidatura è legittima. Poi bisogna vedere quello che ne pensano i lombardi. Rispetto alla sua candidatura va in crisi il Pd. Il centrodestra si è ricompattato; mentre Moratti aveva un senso politico in un contesto allargato al centrosinistra. Così si allarga ancora di più la crisi dem. E’ un vantaggio oggettivo per Fontana e il centrodestra.

Il centro dovrebbe guardare a sinistra per “un campo largo” con Pd e M5s contro la destra?

Allo stato attuale non lo vedo all’orizzonte. Il campo largo bisognava disegnarlo prima della elezioni. La dimostrazione è che il 25 settembre 14 milioni di elettori contrari hanno perso con 12 milioni di voti al centrodestra. La Meloni sta vincendo con la politica degli Orazi e dei Curiazi: ogni volta affronta un singolo Curiazio – Letta, Conte o Terzo Polo – e lo sconfigge.

Fuori dal mito, ha ancora senso il riferimento alla cultura cristiana nella politica italiana o è solo propaganda elettorale?

No, ormai non ha più senso. Ognuno si muove attraverso il proprio stile, e si atteggia in un certo modo. Ma lo fa a titolo personale. Lo spirito di un tempo, di una cultura cristiana onnipervasiva non esiste più come fatto politico. Poi ci sono al vertice dello Stato esponenti cattolici – e che sono stati democristiani, come Mattarella. Questo non è casuale, ma non esiste più l’ingerenza della religione sulla pratica politica di tutti i giorni. C’è una forma di partecipazione che ormai è solo individuale.

Mastella, se oggi ci fosse ancora la Dc, come si sarebbe mossa nello scacchiere politico attuale?

La vera Democrazia cristiana, quella che ho conosciuto, è quella di De Gasperi e Moro. Guardava a sinistra, non a destra. Poi è chiaro che la destra di oggi è diversa di quella della Prima repubblica.