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Moriremo tutti democristiani. O, se ci va bene, liberali

Con le dimissioni di Luca Morisi in Lega si apre una nuova fase. E aumenta al centro lo spazio per una proposta liberale

C’è spazio. Un sacco di spazio. E la politica, si sa, va ad occupare gli spazi. Prendiamoci qualche appunto: se tutto va come deve andare, l’Italia crescerà del 12-13 per cento in due anni. Una enormità per una nazione abituata a vedere lo 0, niente di aumento del PIL. Non sarà ricchezza ben distribuita, anzi. Cresceranno a dismisura le diseguaglianze. E cresceranno a dismisura le tasse pagate dai contribuenti, il che vuol dire che il problema tasse diventerà più importante di oggi. Molto più importante.

La classe media crescerà, e tornerà più centrale dopo anni e anni di depressione e “popolo”. Il Nord tornerà ancora più basilare nel dibattito politico perché la forza dei soldi lo trainerà. Il divertimento e il lusso torneranno, e saranno decisivi nello stile di vita dei prossimi anni. Anche la corruzione aumenterà di nuovo, e dubito che le Procure avranno il sostegno di popolo per fronteggiarla, dopo i disastri tutti politici che hanno combinato negli ultimi dieci anni.

Mario Draghi leader di una proposta liberale?

Non interesseranno a nessuno, in un momento del genere, né le battaglie per la famiglia naturale né le battaglie di segno opposto. Certi cambiamenti la società li ha già registrati, digeriti. Se guardiamo indietro ai PACS e DICO, e ci sembra fantascienza, così guarderemo indietro al DDL Zan e penseremo: “Ma davvero abbiamo dibattuto per anni su una roba così scontata?”. Davvero a qualcuno interessa se l’interlocutore o l’acquirente o il conoscente va a letto con un uomo o una donna?

La verità è che c’è spazio al centro per una proposta liberale, e lo sappiamo da anni. La differenza è che ora c’è anche un leader, che di partito non lo sarà mai ma di governo sì eccome, ovvero Mario Draghi. Uno che con l’addio della Merkel comanderà in Europa. Nella politica sta tornando prepotente il binomio segretari-primi ministri. Può esserlo Draghi con una nuova formazione di centro. Può esserlo Giorgetti con Salvini, sempre che Giorgetti lo voglia davvero. Non opposti, ma divisi nei compiti e nelle competenze. L’uno al governo, l’altro a rastrellare voti.

La Lega verso una trasformazione politica

La fase politica è interessante, e l’addio di Luca Morisi, in questo, per una singolare casualità cade a fagiolo per la Lega. La Bestia si deve mettere la giacca, la cravatta, e tornare a parlare di tasse e crescita e Nord. Se ce la farà, Salvini potrà ancora essere centrale sulla scena. Altrimenti sarà come il Partito Comunista ai tempi della Dc: enorme, ricco, organizzato, fortissimo in piazza. Ma mai al governo e mai nella stanza dei bottoni.