La manovra compressa in Parlamento con risorse ed emendamenti limitati

Dopo anni di lamentele sul Parlamento calpestato, Fratelli d'Italia concede poco spazio per la Manovra. Creando dissensi nella maggioranza.

Perché potrebbe interessarti? Il testo della Legge di Bilancio è arrivato alla Camera per iniziare l’iter di approvazione. Dopo anni di lamentele sul Parlamento calpestato, Fratelli d’Italia concede spazi di azione molto limitati per la discussione della manovra. E crea dissensi anche nella stessa maggioranza.

Il Parlamento sarà spettatore della manovra. Gli spazi di azione, infatti, saranno ancora più ridotti in confronto alle previsioni, che già non erano rosee. Era scontato, infatti, che il confronto avvenisse solo alla Camera; con il Senato chiamato semplicemente a dare il via libera al provvedimento licenziato, prima del 31 dicembre per scongiurare l’esercizio provvisorio. Il motivo è la particolare tempistica delle elezioni a settembre, che hanno ridotto i tempi a disposizione.

Manovra compressa

Il testo della Legge di Bilancio, appena arrivato alla Camera, garantisce ai deputati la possibilità di intervenire fino a un massimo di 400 milioni di euro. Oltre questa soglia, le misure potrebbero essere respinte per mancanza di copertura. Si tratta di un “fondino” risibile, addirittura inferiore rispetto ai 650 milioni di euro messi a disposizione dall’ultima manovra, quella approvata dal governo Draghi. E già erano state considerate briciole. D’altra parte, l’opposizione ha puntato l’attenzione su una specifica voce della manovra che mette a disposizione 700 milioni per «la copertura degli interventi di competenza dei Ministeri in coerenza con gli obiettivi indicati nella manovra di bilancio». Per alcuni sarà il modo per consentire qualche “mancetta” fuori mano.

Quello delle risorse non è il solo limite che sarà posto: secondo rumors, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiesto agli alleati di fare professione di lealtà, imponendo la presentazione di emendamenti condivisi. Ma soprattutto il messaggio recapitato ai capigruppo dei partiti di maggioranza è quello di fissare un tetto alle proposte emendative. Non più di uno per parlamentare. Il timore di Palazzo Chigi è che si possa scatenare una battaglia interna, il ben noto assalto alla diligenza. Una decisione che però comprime sempre più i margini di intervento degli eletti, limitando nei fatti il mandato.

Malumori in parlamento

True-news.it ha raccolto più di qualche malumore. «Se volessi proporre degli emendamenti per il mio territorio, magari anche a basso impatto economico per le casse pubbliche, dovrei comunque limitarmi?», chiede retoricamente un deputato di Forza Italia, il partito in cui c’è maggiore agitazione su questo punto. «La Legge di Bilancio è ormai uno degli ultimi provvedimenti su cui riusciamo un po’ a incidere», è la tesi consegnata dal parlamentare azzurro. Difficile dargli torto. Peraltro la limitazione agli emendamenti era già stata sperimentata durante la conversione del decreto Aiuti ter, quello varato dal governo Draghi, e approvato dal nuovo Parlamento.

In quel caso, il governo aveva chiesto alla maggioranza di evitare la presentazione di modifiche al testo, trattandosi appunto di un provvedimento nato nella precedente legislatura. Una motivazione che poteva reggere per il caso specifico. Diversa è la questione sulla manovra economica. Per questo c’è chi, secondo quanto risulta a True-news.it, chi ha suggerito un approccio dialogico a Palazzo Chigi, senza troppe forzature. Altrimenti, avverte chi conosce bene certe dinamiche, il pericolo è quello di trovarsi le opposizioni sulle barricate e i componenti della maggioranza demotivati. E l’esercizio provvisorio come un incubo sullo sfondo. Qualche concessione, insomma, andrà fatta. Anche perché la centralità del Parlamento, spesso evocata e invocata, rischia di subire un ulteriore colpo. Un paradosso per Fratelli d’Italia, che appena fino a qualche settimana fa, dall’opposizione, lamentava la scarsa attenzione sulla centralità del Parlamento.

Nuova manovra vecchie usanze

«Il Pd esalta le affermazioni del Presidente Mattarella sul funzionamento della democrazia e sulla centralità del Parlamento. Ma è lo stesso Partito democratico che non ha proferito parola quando Camera e Senato non hanno potuto approfondire nemmeno la legge di Bilancio e il Pnrr?», attaccava l’allora capogruppo alla Camera di FdI, Francesco Lollobrigida, commentando un intervento del Capo dello Stato sulla necessità di riportare le Camere al centro del potere legislativo. Parole che hanno ripreso le posizioni espresse dalla leader del suo partito, l’attuale premier Meloni, quando si trattava di criticare gli altri governo. Da quelli guidati da Conte all’ultimo presieduto da Draghi.