#LoveFiercely, Chiara Ferragni ‘queer of the week’ divide la comunità LGBTQ+

L'iniziativa #LoveFiercely di Chiara Ferragni? Operazione di queerbaiting da manuale. Non tutta la comunità la comunità LGBTQ+ è entusiasta

Chiara Ferragni ha da poco lanciato la campagna #LoveFiercely, un progetto in collaborazione con Arcigay Milano, che ne riceverà i proventi. Non è la prima volta che i Ferragnez si sono espressi a sostegno della Comunità LGBTQ+ italiana e questa iniziativa ha dato all’imprenditrice digitale addirittura il titolo di Queer of the week.

Chiara Ferragni, che cos’è #LoveFiercely?

#LoveFiercely è una campagna social in cui sono state pubblicate sui profili del brand Chiara Ferragni interviste ad alcune coppie LGBTQ+ italiane: Francesco Cicconetti e Chiara Pieri, Loredane Tshilombo e Sara La Pignola e, infine, Nick Cerioni e Leandro Manuel Emede. L’obiettivo delle interviste è raccontare diverse storie d’amore. Inoltre, Ferragni ha devoluto una cifra ignota ad Arcigay Milano per ampliare il progetto Scuola, dedicato alla divulgazione tra i giovani. Naturalmente il tutto si chiude con un invito a postare le proprie storie in perfetto stile social: “taggami e utilizza #LoveFiercely così che io possa vederla”.

Ferragni Queer of the week, cosa ne pensa la comunità LGBTQ+

Com’è stata accolta l’iniziativa dalla comunità LGBTQ+ italiana? Una parte del movimento ha risposto con entusiasmo, come dimostra l’adesione dei rappresentanti citati sopra. Inoltre, la piattaforma Gay.it – che si è in più occasioni fatta portavoce dell’intera comunità – è giunta addirittura a nominare Ferragni Queer of the week perché “ha dato visibilità ai testimoni di una società che non ha più voglia di stigmatizzazioni e definizioni costrittive”. Ciò ha scatenato accese discussioni.

La mercificazione della lotta LGBTQ+

Sono infatti numerosi i rappresentanti queer italiani che si sono mostrati perplessi davanti all’iniziativa e ai benefici che dovrebbe portare secondo l’ideatrice. Una delle critiche riguarda l’attenzione data all’amore. Il romanticismo che ne emerge rischia di far perdere di vista il fulcro delle battaglie LGBTQ+: la rivendicazione della propria libertà, della propria identità e del possesso completo e totale dei propri corpi. A scaldare, però, è soprattutto quel titolo di Queer of the week: il fatto che una persona non appartenente alla comunità LGBTQ+ vada a riempire uno spazio che non le appartiene.

In questa direzione si è mosso il collettivo Orgoglio Bisessuale, che dichiara: “Chiara Ferragni lancia una campagna queer-friendly per promuovere il suo brand. Questo già di per sé ci fa sentire come dei manichini nella vetrina di un negozio, ma oltre a questo ci intristisce vedere la parte di comunità moderata e istituzionalizzata che non perde occasione per idolatrare qualunque alleatə che faccia anche solo una virgola più del minimo indispensabile”.

Anche l’attivista Luce Scheggi si è espresso a riguardo. L’oggetto del contendere è che Ferragni si sia esposta su temi che non le competono per ricavarne vantaggi personali. Così commenta Scheggi: “Non possiamo svendere così le nostre parole, perché sono il simbolo della nostra lotta, del nostro dolore. Non possiamo trattare così una parola che abbiamo impiegato decenni a depotenziare e che adesso finalmente possiamo urlare con fierezza”.

Per Chiara Ferragni un guadagno in termini di immagine

Un tema da considerare poi è come attraverso la campagna #LoveFiercely dei fondi andranno ad Arcigay Milano, ma l’associazione non sarà la sola a guadagnarci. Il Chiara Ferragni Brand ne riceverà sicuramente profitto in termini d’immagine. Ancora una volta si mostra vicino alle correnti più progressiste, attento alle minoranze discriminate e ciò sul lungo periodo porterà dei benefici anche in termini economici. Tutti i presupposti per un queerbaiting da manuale: prendere il posto delle persone queer, farsi portavoce della causa per sostenere un’iniziativa commerciale.