Letta va in Sardegna ed esulta: “Qui la Regione è gestita male. E’ un vantaggio per noi”

Il segretario dem durante la visita in Sardegna attacca gli amministratori locali ma dimentica la vicenda Soru

Enrico Letta va in Sardegna per la campagna elettorale. E dice una cosa molto interessante. “Se i principali Comuni della Sardegna e la stessa Regione fossero amministrati bene, sarebbe per noi un terribile svantaggio. Ma siccome sono amministrati male, questo rappresenta un buon vantaggio“. Letterale, è riportato dalle agenzie. Insomma: è un vantaggio che ci sia una cattiva amministrazione – dice Letta – di centrodestra. Forse elettoralmente sì, ma per i cittadini, che poi sono gli unici che contano davvero (non certo i destini di Pd e Fdi e Lega etc), la pessima amministrazione degli uni o degli altri è sempre un danno.

La Sardegna di Pigliaru

Così come è un danno per la democrazia la pessima gestione dei giornali. Anche quelli sono un elemento di democrazia, anche quando sono di partito, anche quando sono chiaramente schierati. E a questo proposito il destino vuole che Enrico Letta vada in Sardegna a 48 ore dalla notizia che un esponente del Partito Democratico, ovvero Renato Soru, ovvero l’uomo che governò la Sardegna con i voti dei Ds, e poi che venne eletto in Europa con i voti del Pd, è stato rinviato a giudizio per il crac dell’Unità, ovvero lo storico giornale del Pci, poi passato a supportare le istanze dei Dem.

Peraltro – prima di tornare alle vicende dell’Unità – è interessante notare che Letta si scorda che il governo sull’isola è di centrodestra da due anni e mezzo. Prima c’era stato il quinquennio di Francesco Pigliaru, succeduto al quinquennio di centrodestra di Ugo Cappellacci il quale – guarda un po’ – aveva battuto proprio Renato Soru.

La vicenda Soru

Ora, sull’Unità, secondo l’impianto accusatorio della Procura, che ha affidato le indagini alla Finanza, l’ex governatore avrebbe trasferito azioni, per un valore di circa tre milioni di euro, tra le due società (Nie, Nuova iniziativa editoriale e la Nsef, Nuova societa’ editrice finanziaria) che “gestivano” la storica testata giornalistica.

Per i pm di piazzale Clodio si sarebbe trattato di operazioni “prive di una valida ragione economica” ma messe in atto, sempre secondo quanto delineato nell’atto di conclusioni delle indagini, per creare aumenti di capitali fittizi e generare crediti.

Per i rappresentanti dell’accusa l’imprenditore sardo, pur non avendo alcun ruolo decisionale, sarebbe, come “socio di riferimento della Nie Spa in liquidazione, l’istigatore-determinatore” delle condotte degli amministratori, accusati di aver distratto e dissipato “in tutto o in parte il patrimonio della società cagionandone il dissesto”.

Il solito copione

“Come nelle altre occasioni, anche in questo caso mi difenderò nel processo”, ha commentato Soru la decisione del tribunale di Roma definendosi “addolorato” per “questa ulteriore prova che negli ultimi vent’anni ho dovuto subire. Tuttavia, sono certo che la mia assoluta innocenza verrà ancora una volta riconosciuta”. La vicenda processuale andrà come andrà. Anche per Antonio Mazzeo, attuale presidente del Consiglio Regionale della Toscana, anche lui del Partito Democratico.

Ma una cosa è certa: l’Unità è morta, e pure i giornalisti che ci lavoravano (e le loro famiglie) non si sono sentiti troppo bene…