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La nipote dell’ultimo Re illuminato: ecco perché l’Afghanistan si è ridotto così. Intervista esclusiva a Soraya Malek

Le parole della principessa Soraya Malek, nipote del Re d'Afghanistan Amanullah Khan, in un'intervista esclusiva rilasciata a True News.

La sindaca Zarifa Ghafari? Sicuramente la uccideranno. I talebani odiano le donne. Eppure un tempo l’Afghanistan non era così“. In un’intervista esclusiva rilasciata a True News parla la principessa Soraya Malek d’Afghanistan, nipote del Re d’Afghanistan Amanullah Khan, conosciuto per essere stato un grande modernizzatore del paese asiatico.

Soraya Malek è nota per essere un’attivista a favore dei diritti umani, in particolare dei diritti alle donne. A True News ha spiegato cosa sta accadendo negli ultimi giorni in Afghanistan e come mai il Paese si sia ridotto in queste condizioni.

Qual è la sua visione su ciò che sta accadendo in questi giorni in Afghanistan? Sul rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne?

È una tragedia. Per donne e uomini. È la tragedia del popolo afghano. E trovo orribile che si dica che sia stato un fallimento. Fallimento per chi? È stato un tradimento, piuttosto. Gli americani sono stati vent’anni sul territorio, e hanno fatto ciò che hanno voluto. I talebani sono entrati con le motociclette in città: hanno conquistato senza sparare neanche un colpo. Il fatto stesso che abbiano messo la bandiera talebana sul palazzo reale vuol dire che era già tutto pianificato. E per chi resta è una tragedia, non si sa come aiutarli, ormai è tardi. Provo terrore non sapendo come sarà il futuro.

Come cambierà la vita delle donne in Afghanistan?

Si parla molto della questione del burqa. Ebbene, nel 2001, quando le truppe occidentali sono arrivate in Afghanistan si è detto: “Adesso toglieremo il burqa alle donne”. Senza sapere che quella del burqa è una tradizione importata dall’India dagli inglesi alla fine del ‘700, molto antecedente alla venuta dei talebani. Questi ultimi, poi, hanno effettivamente obbligato anche tutte le donne emancipate che non lo portavano a indossarlo. Ma il burqa c’era prima dei talebani, e c’è stato dopo di loro, quando sono arrivate le truppe Nato, per altri vent’anni. Il problema dell’Afghanistan è che è un paese tremendamente maschilista, lo è sempre stato: i talebani odiano le donne. Secondo il mondo musulmano fondamentalista o integralista un uomo non guarda negli occhi una donna. Io quando sono andata in Afghanistan le prime volte, da piccola, non capivo. Non esiste una cosa del genere in Italia. Ci doveva essere una evoluzione, e invece no. Il futuro in questo momento non lo vedo. Starò vicina alle donne afghane. Farò sentire la mia voce, ma non posso fare più niente. Se vado, io non sono la benvenuta, come la nipote dei sovrani progressisti che negli anni ’20 hanno fatto delle grandi riforme per le donne e per il popolo.

Per esempio, di che riforme parliamo?

Nel ’19, quando il Re Amanullah è salito al trono ha proclamato l’indipendenza dell’Afghanistan. Poi la prima costituzione, poi la parità dei sessi, poi la scuola obbligatoria per maschi e femmine fino alla 5° elementare, quando in Italia era fino alla 3° elementare. E le bambine dovevano essere scortate per andare a scuola, perché nessuno voleva che ci andassero. È cultura, quella che vuole che le donne stiano a casa a fare i figli e basta. Anche in Europa era così, ma piano piano le cose si sono evolute. Non certo però con 45 anni di guerra. Poi c’è stato il primo associazionismo femminile. Mia nonna diceva: “Il 50% della popolazione afghana è donna e non ha voce, è arrivato il momento che abbia voce”. Sono stati anni di modernizzazione del Paese, di accordi economici e culturali con gli Stati europei: tempi d’oro nel lontano 1930. Poi però c’è stato un colpo di Stato e il Re Amanullah è stato mandato via. Anche qui: perché i poteri forti non vogliono mai che ci sia un’emancipazione dei paesi sottomessi.

Che destino crede che attenda le figure femminili di rilievo, a livello politico e sociale? Per esempio Zarifa Ghafari, la più giovane sindaca afghana, dice di essere certa che i talebani la uccideranno.

Sì, la uccideranno. Lei come tante altre donne che purtroppo avranno lo stesso destino. La situazione è di grande dolore. E bisogna stare attenti ai media, che non avendo capito o facendo finta di non capire sembra vogliano aiutare gli afghani, ma questo non è più possibile. Sono tutti scappati via. L’aeroporto di Kabul è chiuso. Se arriva un aereo per aiutare a portar via la gente, i talebani non diranno mai: “Accomodatevi, chi vuole andare vada”. È questo che la gente non capisce. Tante persone mi telefonano, chiedono aiuto, ma cosa posso fare? Non posso fare niente.

Ci sono anche diverse testimonianze di studentesse in Afghanistan che dicono di aver dovuto nascondere diplomi e certificati. Qual è il problema di essere donne istruite e che lavorano?

In realtà non è il fatto che siano istruite o meno a fare la differenza. Il problema è essere donna: sei una donna e quindi non sei niente. Purtroppo è così, è un mondo che si sta distruggendo.

Quali crede che siano i fattori che hanno contribuito a creare una mentalità maschilista che disprezza le donne?

A mio parere, un fattore che ha influito molto su questo aspetto è stata l’apertura di tante scuole coraniche negli anni ’80. Quella è stata la grande tragedia. I maschi andavano a studiare perché almeno avevano una ciotola di minestra per sopravvivere, ma imparavano solo il Corano e venivano istruiti all’odio verso la donna. Poi questa mentalità è diventata la normalità. Vi racconto un aneddoto. Tempo fa erano venuti degli afghani a Roma e mentre camminavamo per strada mi hanno detto: “Ma com’è possibile che ci siano tante donne in Italia?”, e io ho risposto: “Ma perché le donne in Italia escono, non come in Afghanistan che restano chiuse a casa”.

Cosa ne pensa dei tanti profughi che ora scapperanno dall’Afghanistan? Come andrebbe predisposta la loro accoglienza in Europa?

Io non so come faranno a scappare i profughi. L’Afghanistan è stato chiuso ormai. Il ministero degli Affari Esteri italiano ha detto che darà il visto a tutti gli Afghani che intendono arrivare nel nostro territorio. Ma questo non lo permetteranno, perché i talebani hanno già detto che non potrà uscire più nessuno dal Paese. Il potere lo hanno preso. Qui in Italia, in Europa, si dice, si spera. Ma è un imbroglio di parole: la partita è chiusa. Ormai in Afghanistan non c’è un’ambasciata: come si farà a raccogliere le persone che vogliono andare via? Secondo me, succederà ciò che è accaduto con l’invasione sovietica. Gli afghani, cioè, scapperanno via dal Pakistan a piedi. Non c’è altra via d’uscita. È un giro di parole quando si dice “noi vi ospiteremo”. Non verrà neanche mezzo afghano.

Cosa ne pensa della decisione degli Stati Uniti di lasciare l’Afghanistan?

Gli Stati Uniti sono stati accolti da liberatori e sono andati via da aguzzini. Non voglio neanche commentare le parole del presidente Joe Biden, di un cinismo spaventoso. Ha dato la colpa a Trump, dicendo che aveva cominciato lui, ma non è mica detto che Trump avrebbe lasciato le cose così. Nel 1973, quando gli americani sono andati via da Saigon, Henry Kissinger, che era il negoziatore per gli Stati Uniti, ha chiesto due anni di tempo per la transizione. Stavolta non ci sono stati nemmeno due giorni, per la transizione. Gli americani hanno fatto come i ruba galline: hanno preso e sono scappati. Cosa mai poteva importargliene del popolo afghano? Lo hanno mandato a morire.

Per concludere, crede che si possa fare qualcosa per i diritti delle donne in Afghanistan?

Non è stato fatto niente in vent’anni, non si farà neanche adesso. Io sono molto demoralizzata e preoccupata, ma cosa si può fare? I talebani dicono che le ong possono restare e che le donne possono andare a scuola e anche all’università, ma a condizione che i professori siano tutte donne. Purtroppo la situazione è tragica, sono molto triste e addolorata. È come se mi avessero spezzato il cuore.

*di Maria Sole Santi e Virginia Cataldi