Inchiesta Covid, +Europa chiede garantismo: “Parola fine non spetta a giudici”

C’è chi mette in guardia dal tentativo forcaiolo: +Europa chiede di risolvere la vicenda con una valutazione politica e non giudiziaria

Perché potrebbe interessarti questo articolo? Le indagini che coinvolgono ,tra gli altri, Giuseppe Conte, Roberto Speranza, Attilio Fontana e Giulio Gallera sono la notizia della settimana. Ma c’è chi mette in guardia dal tentativo forcaiolo: +Europa chiede di risolvere la vicenda con una valutazione politica e non giudiziaria.

Una commissione di inchiesta parlamentare e non un processo in Tribunale come si potrebbe prospettare dopo la notifica di chiusura indagini per la gestione del Covid a Bergamo. Marco Taradash, esponente di +Europa, che ha seguito la gestione della prima fase della pandemia, sostiene che la vicenda debba essere valutata dal punto di vista politico. Ma «non è compito della magistratura mettere la parola fine», anche perché le «conseguenze giudiziarie sono difficili da valutare a posteriori». In questa intervista a True-news.it, l’ex parlamentare non risparmia critiche ai vari livelli di governo: “C’è stato un errore di natura scientifica e politica” e contesta la “diserzione» delle forze politiche che in quei mesi erano all’opposizione.

L’inchiesta sul Covid, che coinvolge sia l’ex premier Giuseppe Conte che il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, rappresenta l’ennesima azione della magistratura contro la politica?
Serve cautela su questa vicenda. Chi l’ha seguita passo passo, come ho fatto, si è reso conto che da una parte sono stati commessi degli errori di gestione politica, dall’altra è difficile sostenere che la risposta migliore sia quella giudiziaria. La questione di fondo, comunque, è che non c’entra l’interferenza della magistratura nella politica. Ci troviamo di fronte a un evento mai vissuto prima, che ha comportato delle scelte politiche con risultati terrificanti in termini di vite umane. 

Resta, però, difficile addossare responsabilità solo alla politica…
Se la politica ha annaspato, anche la magistratura si trova dinanzi a una situazione mai affrontata in precedenza. Almeno per la dimensione e i risvolti. Dal mio punto di vista, ho trovato terrificante l’incapacità politica di comprendere quello che stavamo vivendo. 

E tocca quindi alla magistratura chiudere la vicenda?
Credo che debba essere la politica, attraverso uno strumento come la commissione di inchiesta parlamentare. È uno strumento che non mi piace, ma in questo caso è necessario. Sugli errori politici deve esprimersi la politica e non la magistratura.

Non si rischia la logica del “senno di poi”?
No perché si sapeva cosa fare. Si dovevano isolare determinati focolai e non è stato fatto. È stato un errore di natura scientifica e politica. C’è stata una diserzione complessiva anche dell’opposizione di allora. Quello che fu impedito dal Veneto non è stato evitato in Lombardia: si consentì l’allargamento del focolaio. Ma, ripeto, è un fatto politico, mentre le conseguenze giudiziarie, queste sì, sono difficili da valutare a posteriori. In altri Paesi sono stati commessi degli errori nella gestione della pandemia, ma senza che ci fosse un intervento della magistratura.

È la solita anomalia italiana?
Abbiamo messo in piedi un apparato burocratico e sanitario fallimentare. Ma è certo un costume italiano quello dell’intervento della magistratura, che di volta in volta può trasformarsi in anomalia. Sulla gestione della pandemia non c’è stata una volontà di sbagliare e fare del male. Ma al tempo stesso credo che le famiglie delle vittime non abbiano sbagliato a rivolgersi alla magistratura. 

Visto il coinvolgimento bipartisan delle forze politiche si eviterà uno scontro strumentale sul ruolo della magistratura?
Non c’è malizia da parte della Procura. Non c’è niente da rimproverare al potere giudiziario.