In Ucraina si rischia il disastro: i militari italiani sono i più pacifisti

Analisti provenienti dalle alte sfere dell'esercito italiano concordi: dialogo con la Russia per scongiurare la corsa alle armi

“Il mestiere delle armi è cosa molto seria, non va lasciato ai dilettanti”. Una fonte qualificata del mondo della sicurezza pubblica commenta così la tendenza alla distensione che caratterizza molti esponenti delle forze armate italiane, oggigiorno tra i più cauti nell’approccio alla questione della guerra russo-ucraina. “Aggiungo”, dice la nostra fonte, “che chi conosce le armi sa che esse sparano anche quando sono silenziose e nei depositi, e bisogna averne timore e rispetto, guardandole con distacco.

Niente giochi di guerra, che sono solo deleteri”. Sarà anche il nostro contatto, con pluridecennali esperienze e missioni all’estero a suo carico, un pacifista infiltrato di Putin? O forse le gerarchie militari hanno capito che sulla questione dell’aggressione russa all’Ucraina si rischia, con una reazione scomposta, di far venire giù tutto?

Russia-Ucraina: i comandanti italiani invitano alla cautela

La questione si pone se analizziamo nel dettaglio come molti alti e qualificati comandanti militari italiani stiano da diverse settimane invitando alla cautela.

Condannando apertamente l’invasione russa dell’Ucraina, ribadendo la necessità di sostenere Kiev, ricordando l’importanza decisiva del Patto Atlantico per l’Italia ma, al tempo stesso, ricordando la via del dialogo come principale passo per la risoluzione delle controversie. Dialogo non inteso in senso subordinato a Mosca, sia ben chiaro: dialogo vero, non privo di sostegni legati agli strumenti di hard power, ma senza pregiudiziali.

Russia, l’appello alla diplomazia di Bertolini

Ne è un esempio Marco Bertolini.

Il quale nella giornata del 6 marzo ha detto una verità lapalissiana: senza negoziati si rischia di regalare a Putin l’intera Ucraina e l’errore di fondo è continuare a ragionare con lo schema della Guerra fredda, che prevede i concetti di Europa orientale e occidentale. “Io credo che si debba anche avere la mente lucida e l’onestà intellettuale per riconoscere quelle che sono le esigenze degli altri. Perché è questa l’essenza della diplomazia”, ha dichiarato Bertolini a Matteo Carnieletto di Inside Over commentando a caldo l’invasione dell’Ucraina e sottolineando quanto la mossa, esecrabile, fosse però prevedibile dati i diversi richiami all’appeasment finiti nel vuoto negli anni precedenti.

Il generale Jean: “La Russia teme la Cina, Zelensky geniale a coinvolgerla per la mediazione”

Se Bertolini, che è stato alla guida dei paracadutisti della Folgore e del Comando Operativo Interforze, può apparire un caso isolato, anche il generale Carlo Jean, sicuramente tradizionalmente più schierato come radicale critico dei rivali dell’Occidente, ha raffreddato con diverse sue dichiarazioni i venti bellicistici apertisi nel giorno dell’1 marzo, data del “bluff nucleare” di Putin, parlando di una Russia desiderosa di uscire dal pasticcio in cui si è cacciata e dunque implicitamente da non mettere all’angolo, fermabile anche con mezzi diplomatici grazie a un attore da non sottovalutare, la Cina: “La Russia sta cercando di uscire dall’impasse.

E teme la Cina. La mossa di Zelensky di chiedere la mediazione di Xi Jinping è veramente geniale”, ha sottolineato intervenendo a “Tagadà”. Ex presidente del Centro Alti Studi per la Difesa, a lungo docente di Studi Strategici alla LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma) e a Forlì, autore con Paolo Savona di un fondamentale volume sull’intelligence economica  anche Jean si è iscritto al partito della distensione.

Mini: “Russia, i leader mondiail stanno creando confusione e insicurezza”

Ancor più netta la presa di posizione del generale Fabio Mini, a lungo comandante della forza internazionale in Kosovo e analista per “Limes”, che proprio sull’autorevole testata di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo ha voluto lanciare un chiaro allarme, sottolineando come nel Paese ex sovietico si stiano creando tutte le condizioni per una guerra tra NATO e Russia. Per Mini “i maggiori leader mondiali stanno facendo di tutto per creare confusione e insicurezza e quelli minori ci aggiungono del proprio muovendosi come marionette da una parte all’altra del palcoscenico” ed è tempo che la diplomazia riacquisisca il suo primato negoziale.

Condannare Mosca ma trovare un’uscita negoziata dal conflitto

Bertolini, Jean e Mini sono tre generali dalle visioni geostrategiche e dalle opinioni molto eterogenee, e ognuno col proprio stile i tre comandanti sottolineano con chiarezza ciò che la politica e i media si ostinano a negare: si può assistere l’Ucraina, ed è doveroso farlo, condannando Mosca ma promuovendo azioni che siano funzionali a un’uscita negoziata dal conflitto e alla mediazione occidentale. Il fatto stesso che la nazione-caserma per eccellenza, Israele, sia in testa alla mediazione lo conferma: tra Russia, Ucraina e Occidente il gioco si è fatto duro e si rischia il disastro. Chi conosce il mestiere delle armi, come dicevamo in apertura, lo ha capito. E sa quanto questa sia l’ora dei pompieri, non degli incendiari.