“L’Iran non è una minaccia”: lo strappo di Joe Kent con la Casa Bianca
Joe Kent, ex direttore del National Counterterrorism Center (Nctc) nominato da Donald Trump a febbraio 2025, ha rassegnato le dimissioni con un documento pubblico che ha scosso i vertici dell’intelligence americana. Nella sua lettera, Kent ha dichiarato di non poter “in coscienza” sostenere l’offensiva in Iran, lanciando un’accusa diretta: secondo l’ex alto funzionario, Donald Trump avrebbe “subito le pressioni di Israele” nonostante, a suo avviso, “l’Iran non rappresentasse nessuna minaccia” concreta agli interessi degli Stati Uniti.
“Mia moglie è morta in una guerra fabbricata”: le radici della sfiducia
La visione di Kent è profondamente influenzata dalla sua esperienza sul campo e da una tragedia personale. Ex membro delle forze speciali Green Berets, Kent ha perso la moglie Shannon Kent, tecnico della Marina, in un attentato dell’Isis in Siria nel 2019. Da allora, ha sostenuto apertamente che quella fosse una “guerra fabbricata da Israele”, una posizione che lo ha reso un riferimento per l’area anti-establishment e populista di destra, vicina a movimenti come i Proud Boys.
Smentite storiche e isolamento: la reazione di Washington
Nonostante il suo bagaglio di oltre vent’anni nei teatri di guerra, le dichiarazioni di Kent sono state accolte con estrema freddezza a Washington. Nella sua lettera di dimissioni, Kent ha accusato Israele di aver spinto gli USA anche verso la guerra in Iraq del 2003, una ricostruzione smentita dagli storici che ricordano come l’invasione fu decisa su intelligence interna statunitense. Fonti di Fox News riportano inoltre che Kent fosse ormai considerato un “leaker” ed era già stato escluso dai briefing sensibili dalla direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard.
“Non volto le spalle ai soldati”: il tragico bilancio del conflitto
Dietro lo scontro politico emerge il dramma dei militari al fronte. Kent ha giustificato il suo addio affermando di “non voler voltare le spalle ai soldati” americani impiegati in un conflitto che ritiene ingiustificato. Secondo i dati del Pentagono, l’operazione in Iran ha già causato tredici morti e oltre duecento feriti tra le truppe USA, alimentando una profonda frattura interna al populismo statunitense sulla politica estera interventista e sul suo reale costo umano.