Francia al voto: Macron o Le Pen, in ogni caso vincerà Draghi

L'impatto delle elezioni francesi su Italia ed Europa, le conseguenze economico-politiche e gli scenari futuri. Intervista a Marco Tarchi

Quale sarà l’impatto delle elezioni francesi sull’Italia? Difficile dare una risposta certa, visto che le variabili sul tavolo sono tante e mutevoli. Stando agli ultimi sondaggi, a spuntarla dovrebbe quasi certamente essere uno tra Emmanuel Macron – favorito dagli opinionisti – o Marine Le Pen. Non è totalmente tramontata la possibilità di affermazione di un outsider del calibro di Éric Zemmour. O ancora – ipotesi remota – un candidato istituzionale come Valérie Pécresse (centrodestra) o Anne Hidalgo (centrosinistra).

Per capire cosa dovranno aspettarsi l’Italia e l’Europa da questa delicatissima tornata elettorale dovremo con ogni probabilità attendere il secondo turno, visto che, nel caso in cui nessuno dei candidati dovesse subito ottenere la maggioranza assoluta (50% + 1), tutto sarà rimandato al 24 aprile. In quella data si affronteranno i due nomi che nel primo round avranno ottenuto il più elevato numero di preferenze. E’ abbastanza probabile una replica del duello andato in scena già nel 2017 tra Macron e Le Pen, che i sondaggi vedono separati di un punto percentuale (25 a 24%) e nettamente staccati dagli altri candidati.

Cosa succede se vince Macron

La scelta del nuovo presidente francese cosa cambierà per l’Italia e l’Europa? Andando per ipotesi e partendo con l’eventuale riconferma di Macron all’Eliseo. “Una vittoria ampia di Macron, che peraltro non sembra probabile, ma anche una di stretta misura, non cambierebbe l’attuale situazione” ha spiegato a true-news.it Marco Tarchi, professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze, appare evidente.

Con Macron ancora in sella, la Francia continuerà a sventolare la bandiera dei valori gollisti adattati e attualizzati al presente. Valori sostanzialmente repubblicani che possono essere sintetizzati nel ruolo chiave che Parigi deve continuare a giocare in Europa – e, più in generale, sulla scacchiera internazionale – in un forte senso dello Stato e nell’atlantismo puro.

L’eventuale riconferma di Macron, inoltre, andrebbe, almeno in parte, a mettere una pezza sulla recente destabilizzazione che ha colpito l’Unione europea, in ultima battuta con le vittorie, ad esempio, di Viktor Orban in Ungheria e Aleksandar Vucic in Serbia.

Insomma, il successo di Macron porterebbe ben poche novità sostanziali. “Tutt’al più rafforzerebbe l’ambizione dell’attuale presidente di guadagnarsi, ora che Merkel è uscita di scena, un ruolo di portavoce e diplomatico “ufficioso” dell’Unione europea sui dossier internazionali più scottanti”, ha aggiunto Tarchi. Proprio come abbiamo visto nelle ultime settimane in occasione delle telefonate con il presidente russo Valdimir Putin in merito al conflitto ucraino.

Cosa succede se vince Le Pen

Con Le Pen o Zemmour all’Eliseo cambierebbero un bel po’ di variabili. Nonostante la forbice dei sondaggi tra Le Pen e Macron si sia assottigliata sempre di più, è comunque difficile che la leader del Rassemblement National (ex Front National) possa pensare di spuntarla.

“Ritengo molto improbabile un successo di Zemmour e vedo Le Pen comunque sfavorita”, ha chiarito Tarchi. Per quanto riguarda Le Pen, il motivo è presto detto. “Al secondo turno verrebbe penalizzata sia dalla probabile astensione di una parte dell’elettorato zemmourista, dati gli attacchi che i due non si sono risparmiati in campagna elettorale, sia dal “richiamo della foresta” di molti elettori di sinistra, che finirebbero per convergere su Macron “turandosi il naso”.

Anche se vale sempre il mai dire mai”, ha aggiunto, ancora, Tarchi.

Vale la pena fare un distinguo tra Zemmour e Le Pen. La posizione del primo è più sovranista che populista, come invece lo è Marine Le Pen. Inoltre, gli interlocutori di Zemmour sono per lo più elettori di classe medio-alta preoccupati per la progressiva perdita di patrimonio culturale; quelli di Le Pen, al contrario, fanno parte delle classi popolari e temono la perdita dei posti di lavoro e altri problemi del genere.

Entrambi sono però uniti da una radicale critica nei confronti dell’immigrazione, se non che Zemmour, essendo ebreo berbero, è fin qui riuscito a non essere tacciato di razzismo.

Gli effetti del voto francese su Italia

Dunque, per l’Italia e per l’Europa, l’esito delle elezioni francesi rappresenterà un’opportunità o una spada di Damocle? Scenario uno: vittoria di Macron. In tal caso, il nuovo presidente continuerà a lottare per ricoprire il ruolo di leader de facto dell’Ue e dovrà gestire la spinosa questione ucraina, soprattutto nei rapporti con Putin.

Per quanto riguarda l’Italia, il successo di Macron rafforzerà la retorica del Partito Democratico che, con Enrico Letta in primis, ha confermato il suo scontato endorsement per l’attuale presidente. “Se il 24 aprile vincesse Le Pen, sarebbe il più grande successo di Putin. A quel punto potrebbe fermare i carri armati, perché sarebbe arrivato nel cuore dell’Europa”, ha scritto Letta sui suoi canali social.

Arriviamo al secondo scenario: vittoria di Le Pen. In tal caso, l’exploit del Rassemblement National andrebbe a strizzare l’occhio ai partiti sovranisti italiani. Leggi: Lega e Fratelli d’Italia, che potrebbero inserirsi nell’alveo lepenista per accreditarsi presso i loro elettori italiani.

Nuovi scenari in Europa

Diverso il discorso relativo all’Europa. Con Le Pen all’Eliseo la Francia potrebbe cambiare modus operandi e posizionamento in seno all’Ue, magari spostandosi verso Budapest e condannando le sanzioni contro Mosca.

Indipendente dal vincitore finale, Mario Draghi si troverà di fronte a sé un buon margine di manovra per agire. Con Macron, il premier italiano potrebbe consolidare il proprio ruolo all’interno dell’Europa e, addirittura, pensare di piazzare Roma nel bel mezzo dell’asse privilegiato Parigi-Berlino, soprattutto con prospettive di interessanti collaborazioni economiche. Con Le Pen, certo, il dialogo istituzionale sarebbe più complesso. Ma, allo stesso tempo, per Draghi si aprirebbero praterie ancora più ampie per risultare il vero (e unico) leader europeo degno di nota.