Draghi non piace più al 60% degli italiani. I social? Il 37% vuole più censura

Il sondaggio conferma la fine della luna di miele tra Draghi e gli italiani, che hanno meno fiducia nel potere e nelle agorà digitali

La politica italiana sembra essere a un punto morto. Sul tavolo ci sono questioni enormi: le riforme di giustizia, fisco ed età pensionabile, la messa a terra del Pnrr e l’eterno ritorno della legge elettorale. Eppure, l’inizio dell’anno sembra aver sancito la fine della luna di miele tra Mario Draghi e i partiti che da un anno e mezzo compongono la sua maggioranza. Gli italiani se ne sono accorti.

Draghi non piace più

L’elezione del Presidente della Repubblica e lo scoppio della guerra in Ucraina sono coincise – o forse hanno trascinato di forza – il governo nella sua fase finale, quella che dovrebbe traghettare il paese a elezioni nel 2023. Manca un anno al voto, ma i partiti sono già entrati a pieno titolo in campagna elettorale. Se questo è un bene per le dinamiche politiche e democratiche del paese, non sembra esserlo per l’esecutivo.

La fiducia degli italiani in Mario Draghi è in ulteriore discesa: ora è al 40,4%, il punto più basso mai registrato da quando si è insediato il suo governo nel febbraio del 2021. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio di Termometro Politico, realizzato tra il 26 e il 28 di aprile.

Il risultato delle oltre 2800 interviste raccolte è significativo. Alla domanda “Le ispira fiducia Mario Draghi come premier?“, il 39% degli intervistati ha risposto “no, per nulla”.

Sommato al 19% che ha dichiarato di aver poca fiducia verso il premier, il fronte degli sfiduciati raggiunge quasi il 60%. Un quarto degli intervistata ha abbastanza fiducia, mentre solo il 16% degli italiani ripone molta fiducia nell’ex governatore della Bce.

Social media e censura

Emerge una chiara indicazione d’intenti, a cui si aggiunge un dato importante a meno di una anno dal voto: per il 64,9% degli italiani i social influenzano le elezioni più degli altri media.

Sull’esito del sondaggio ha inciso il recente acquisto di Twitter da parte dell’imprenditore Elon Musk. Le opinioni degli italiani divergono. Per il 28,1% con l’arrivo del fondatore di Tesla, Twitter può diventare un luogo più libero e accogliente, per il 29,5% la situazione resterà immutata mentre il 13,1% teme invece che con Musk a capo di Twitter verrà data libertà eccessiva a odiatori e diffusori di notizie false.

Quasi tre italiani su dieci dichiarano di non essere interessati alla questione.

Gran parte degli intervistati (il 47,7%) non crede che oggi sui social network vi sia eccessiva censura. Anzi, tra questi il 37,3% è convinto che ci sia troppa libertà per chi diffonde fake news e odio.

Un’altra maggioranza è d’accordo sul fatto che un utente bannato o limitato sui social abbia diritto alla difesa e a un giudizio terzo.

Per il 28,2% si può bannare qualcuno solo se viene richiesto da una sentenza di un tribunale dello Stato mentre per il 36,7% è necessaria un’autorità indipendente, votata democraticamente, che decida se una persona ha violato le linee guida del social.

Il ridimensionamento di Draghi

Il clima di sfiducia crescente verso il premier e luna di miele terminata, ma anche apprensione per il fatto che sui social network circolino troppe fake news, sono frutto del momento politico, interno ma anche internazionale.

Nell’era della guerra russo ucraina i cittadini italiani bocciano Mario Draghi a larghissima maggioranza. Sono tassi di disapprovazione senza precedenti per un leader che al suo arrivo ispirava fiducia bipartisan. La crisi energetica, l’inflazione e l’opaca postura di Draghi nella risposta alla guerra russo-ucraina condizionano il sentiment.

L’idea di un Draghi statista di taglia globale sembra esser ridimensionata dal conflitto e, forse, è l’idea stessa dell’uomo forte a tramontare se guardiamo anche ai sondaggi su quanto riferito al mondo social dopo l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk.

I riflessi della guerra

Se sul fronte del cambiamento di parere sul futuro di Twitter una larga maggioranza di incerti non si espone, netta è l’idea che “sui social vi sia troppa libertà” di diffondere fake news. Sono i riflessi della guerra russo-ucraina e della infowar scatenata dagli account fedeli al Cremlino: parliamo di due facce della stessa medaglia.

Gli italiani hanno meno fiducia del potere costituito ma anche delle agorà digitali con cui questo potere spesso comunica, attraverso i suoi esponenti al grande pubblico. Segno di un’incertezza collettiva e della perdita di punti di riferimento. E una brutta notizia, in particolare, per l’agenda di governo futura di Mario Draghi, sempre meno aderente al sentimento nazionale.

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