I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni in relazione all’inchiesta della procura di Roma sulla “Squadra Fiore”, descritta come un gruppo clandestino accusato di attività di dossieraggi. Secondo l’impostazione investigativa, si procede per accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni della privacy ed esercizio abusivo della professione.
Giuseppe Del Deo, i dossier clandestini con la “Squadra Fiore”
Tra gli indagati figura Giuseppe Del Deo, ex vice capo dell’Aisi: ex ufficiale dell’esercito, con carriera trentennale nei Servizi, nell’agosto 2024 era stato nominato vicedirettore del Dis, incarico lasciato nell’aprile 2025. Attualmente è presidente esecutivo di Cerved Group Spa. Il contatto tra i filoni d’indagine è emerso da intercettazioni in cui appartenenti alla “Squadra Fiore” tirano in ballo il suo nome. A Del Deo è contestato il peculato; per lui i pm ipotizzano anche accesso abusivo. Gli approfondimenti si collocano in un arco temporale tra il 2018 e l’agosto 2024 e, secondo gli atti, quando era dirigente del reparto economico finanziario dell’Aisi si sarebbe avvalso di collaboratori “denominati convenzionalmente ‘i neri’ ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para-investigativo”. Secondo il decreto di perquisizione, l’ipotesi di peculato riguarda circa 5 milioni di euro relativi a contratti dei servizi con una società “amica”, la Sind, attiva in riconoscimento facciale e sistemi biometrici, all’epoca gestita da Enrico Fincati, anch’egli indagato. È indagato per truffa anche Carmine Saladino, già capo e fondatore di Maticmind. L’attività di perquisizione, per presunti illeciti avviati nel 2022, ha riguardato 7 indagati.
In una nota, il Ros afferma che l’ex dirigente “avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”. Gli approfondimenti delineano ipotesi di peculato in concorso, poiché nel 2023 imprenditori e Del Deo si sarebbero appropriati di fondi Aisi versati per un contratto di fornitura, “di fatto mai eseguito”, con una società di software e hardware.
La presunta truffa sull’earn-out
È ipotizzata anche truffa aggravata: “nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l’innovazione, l’imprenditore titolare della acquisenda società, al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di earn-out2 (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa. Tale operazione, avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdo Equity S.p.A, deteneva una parte del capitale della società acquirente”.
