La recente affermazione del No al referendum ha prodotto esiti rilevanti sia in termini numerici che politici. Secondo Elly Schlein, leader del Partito Democratico, “l’alternativa al governo di destra esiste e porta con sé una grande responsabilità”, che rappresenta anche un possibile slancio in vista delle elezioni del 2027. Pur non avanzando richieste di dimissioni né al Presidente del Consiglio Meloni né al ministro Nordio, Schlein individua nel voto referendario un “avvertimento” per l’esecutivo in carica. Dalla stessa linea giunge anche Giuseppe Conte, che definisce il voto popolare un “avviso di sfratto” per il governo.
L’analisi del voto: tra nuove mappe politiche e ottimismo
Nella sede romana del Pd, durante l’analisi dei risultati, vari esponenti del partito sottolineano la portata del successo del No. Il senatore Michele Fina rivendica il risultato ottenuto in Abruzzo, “regione governata dal partito di Meloni, il No ha retto alla grande”. Antonio Misiani evidenzia l’importanza del dato di Bergamo, mentre Marco Sarracino afferma: “Il Meridione ha salvato il Paese”. Tuttavia, la cautela resta presente: come osservano alcuni dirigenti dem, non è detto che la mappa referendaria sia “direttamente sovrapponibile al voto politico”. Resta il fatto che, secondo loro, “Meloni non ha la maggioranza nel Paese”.
L’apertura di Conte: primarie di popolo e percorso condiviso
Una delle novità più significative emerse all’indomani del referendum è la chiara apertura di Giuseppe Conte verso le primarie di coalizione. “Non possiamo soffocare la voglia dei cittadini di essere protagonisti, quindi ci apriamo alla prospettiva delle primarie“, afferma Conte, specificando che debbano trattarsi di consultazioni popolari, “non primarie di qualche apparato, ma aperte anche ai cittadini”. Conte insiste che “serva una discussione ampia in tutto il Paese” per individuare il candidato più competitivo, anticipando che i Cinque Stelle saranno comunque rappresentati e che lo scenario sulla sua eventuale candidatura è “ancora presto” da definire. “Prima devo interrogare gli organi del Movimento e la base”, chiarisce.
Schlein: unitarietà e disponibilità alle primarie
Schlein ribadisce la sua disponibilità ad accettare il percorso delle primarie di coalizione. “Continuiamo testardamente unitari, troveremo insieme le modalità per portare avanti questo lavoro, se le modalità saranno le primarie siamo disponibili“. La segretaria del Pd interviene anche sulle divisioni interne: “Molti nel centrodestra hanno votato No. Più degli elettori di centrosinistra che hanno votato per il Sì”. Rispetto alle future mosse, la segretaria afferma: “Siamo pronti”, mentre altri esponenti, tra cui Dario Franceschini, sottolineano come “le primarie siano il metodo migliore, il più democratico”. Alcuni nel Pd ipotizzano che la consultazione potrebbe tenersi in autunno.
Opinioni diverse nel centrosinistra: il caso Salis
Nonostante il generale consenso sulle primarie, alcune voci discordanti si levano all’interno della coalizione. Silvia Salis, sindaca di Genova eletta tra le file del centrosinistra, ribadisce la sua posizione critica: “Primarie? Non ho cambiato idea, sono sbagliate“, spiegando che la consultazione rischia di “mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza”. Salis afferma inoltre che “è un messaggio di divisione che non sostengo” e invita a una “discussione interna” per trovare un leader in grado di guidare il campo progressista. Sottolinea, inoltre, che “il fatto che ci avviciniamo alle elezioni non cambierà la mia posizione. È uno sbaglio”, aggiungendo: “sono sicuramente lusingata da questa attenzione, è sicuramente un attestato di stima che ricevo, ma, come ho sempre detto, sono la sindaca di Genova e non voglio partecipare”.
Verso un programma condiviso: l’appello degli alleati
All’indomani del referendum, i leader delle principali forze del centrosinistra si sono ritrovati in piazza Barberini a Roma, su invito di Maurizio Landini, dando un segnale di unità. Angelo Bonelli ha rivolto un appello pubblico: “Costruiamo insieme un programma per l’Italia, un programma di svolta”. Nicola Fratoianni, nel suo intervento, punta l’attenzione sulle scelte dei partiti centristi: “Azione e Italia Viva oggi fanno i conti con un clamoroso errore politico – a cominciare da Azione che ha fatto campagna pancia a terra per il Sì. Da domani serve coraggio, poche ambiguità”.
Le tappe future e le incertezze ancora aperte
Sebbene il risultato delle urne abbia ridato entusiasmo e apertura di prospettive all’opposizione, molte variabili restano in gioco: la definizione del percorso per le primarie, la scelta dei candidati e la capacità di mantenere un’unità sostanziale tra forze diverse. In diversi sottolineano l’importanza di “restare mobilitati”. Elly Schlein, la cui leadership esce rafforzata dal voto, dichiara: “Siamo pronti a battere Meloni alle prossime politiche”. Ma la strada rimane complessa, tra la necessità di inclusione popolare nelle decisioni e il rischio di divisioni interne. Il tema delle primarie rimane aperto, e la discussione all’interno del centrosinistra, anche alla luce delle opinioni divergenti, appare tutt’altro che semplice.
