Dai 30 anni di Tangentopoli alle Olimpiadi di Pechino: sfide e anniversari del 2022

Dall'elezione al Quirinale alle sfide in Francia e Brasile, passando per Olimpiadi, Mondiali, gli anniversari di Marcia su Roma e Mani Pulite

Come ha analizzato il giornalista e linguista Andrea de Benedetti, il 2022 non sarà un anno bisestile, non è un numero primo, non è palindromo, non è la sequenza di numeri successivi, non è formato dalle stesse cifre alternate, non è un quadrato perfetto, è divisibile solo per due. Insomma, dal punto di vista numerico l’anno che è appena iniziato risulta essere normale. Sperando che questa sua sobrietà sia di buon auspicio, andiamo ad analizzare che cosa aspettarsi dall’anno che è appena cominciato.

La politica italiana inizia con il botto: a gennaio il Quirinale

Il 2022 della politica italiana inizia subito col botto: il 24 gennaio il Parlamento si riunirà per la prima volta in seduta comune con tutti i 1.009 grandi elettori chiamati a eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Al momento l’incognita regna sovrana su chi sarà il successore di Sergio Mattarella (che si è già speso in tutti i modi possibili per scongiurare una sua rielezione): Draghi, Berlusconi, Cartabia, chi più ne ha più ne metta.

La sfida per il Quirinale ha riacceso i motori della politica che nel 2022 si appresta a grandi manovre. Dalla partita per le nomine alle partecipate pubbliche, passando per una tornata amministrativa che tra estate e autunno interesserà circa 1000 comuni – di cui 23 capoluoghi di provincia, tra cui Palermo, Genova, Padova, Verona, L’Aquila, Catanzaro e Parma – e la Regione Sicilia.

Infine, non si può escludere che gli strascichi della partita per l’elezione del presidente della Repubblica comportino un ritorno alle urne del Paese.

Per il momento la fine naturale della legislatura è prevista per marzo 2023, ma la salita al Quirinale di Draghi potrebbe cambiare le carte in tavola.

I cento anni della Marcia su Roma e i trenta anni di Tangentopoli

Il 2022 sarà anche un anno di anniversari segnanti. Su tutti i 100 anni della Marcia su Roma che il 28 ottobre 1922 avviò il Ventennio fascista. Mentre a Roma dovrebbe insediarsi il nuovo presidente della Repubblica, ricorrerà il trentennale dell’avvio di una stagione grandi sconvolgimenti per il nostro paese: l’arresto di Mario Chiesa, il 17 febbraio 1992, segnò l’avvio di Mani Pulite.

In Italia non passerà poi inosservati gli anniversari delle stragi di mafia, che trent’anni fa portarono alla del giudice Giovanni Falcone (23 maggio) e del collega Paolo Borsellino (19 luglio) – in omaggio ai due simboli della lotta alla mafia verranno emesse monete da 2 euro con la storica foto che li ritrae insieme. Nel 2022 ricorreranno poi i 40 anni dall’uccisione di Pio La Torre e Carlo Alberto dalla Chiesa.

Il ritorno dei grandi eventi (Omicron permettendo)

Oltre le scadenza della politica, il nostro Paese confida in questo terzo anno pandemico nella riapertura al pubblico di grandi eventi culturali. Al momento la recrudescenza di Omicron non fa ben sperare, ma per cinema, musei, concerti e stadi all’orizzonte si intravedono grandi appuntamenti: il Salone del Mobile, Vinitaly e la Biennale di Venezia; le sfilate dell’alta moda e dei carri di Carnevale; Sanremo e l’Eurosong Festival di Torino (grande ritorno in Italia dopo 31 anni); il Palio di Siena e le maratone; le sagre e i concerti (dalla lirica nei teatri al rock negli stadi.

Per il momento tutti i grandi eventi tornano ad essere confermati e in presenza.

A Parigi Macron tenta lo storico bis

Allargando lo sguardo al mondo, sono molti gli appuntamenti elettorali che segneranno l’anno appena iniziato. Su tutti tre saranno cruciali: le presidenziali in Francia e in Brasile e le elezioni di midterm negli Stati Uniti. Dall’Italia dovremmo guardare con attenzione anche al voto nelle confinanti Slovenia (22 aprile), Austria (21 maggio) e Tunisia (22 dicembre).

Si comincia Oltralpe il 10 aprile col primo turno e il 22 con il ballottaggio: il presidente uscente Emmanuel Macron è dato favorito per un altro settennato all’Eliseo – dal 1958 è riuscito solo a Mitterrand e Chirac – in una corsa che vede l’asse politico francese essersi spostato verso destra. I principali competitor del presidente sono il giornalista di estrema destra Éric Zemmour, dato come favorito per il ballottaggio con Macron su Marine Le Pen, la leader del Rassemblement National. Completano il quadro, in ordine di sondaggio, Valérie Pécresse dei Repubblicani e i volti di una sinistra quanto mai frammentata: concorrono l’ex sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, per i Socialisti e Jean-Luc Melenchon, leader del partito di sinistra radicale La France Insoumise. A far saltare il banco a sinistra si è aggiunta la candidatura dell’ex ministra della Giustizia, Christiane Taubira.

Brasile, che sfida tra Bolsonaro e Lula

C’è grande attesa per il voto in Brasile del 2 ottobre, quello che a tutti gli effetti potrebbe essere la resa dei conti tra i due signori della politica carioca: a sfidare il presidente in carica, Jair Bolsonaro, sarà l’ex presidente di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva che ha governato il Paese nel 2003-2010. I sondaggi danno Lula ampiamente favorito, anche a causa della spaccatura del fronte conservatore con la candidatura di Sergio Moro – il giudice che fece condannare alla prigione Lula e che fu chiamata al Ministero di Giustizia da Bolsonaro, da cui si è poi distaccato.

Mid-term Usa, Biden rischia di diventare un’anatra zoppa

Martedì 8 novembre in America si terranno le elezioni di metà mandato, che rischiano di segnare in maniera inesorabile la presidenza di Joe Biden. A due anni dall’insediamento e a un anno dall’assalto a Capitol Hill, il presidente rischia un forte ridimensionamento. Alla ripresa economica e alla normalizzazione della politica fanno da contrappeso il disastro in Afghanistan e l’assenza di riforme cruciali portate a casa da Sleepy Joe. Al momento i democratici controllano il Senato per un solo voto e la Camera per 5. Biden va verso la perdita della maggioranza quasi certa in entrambi i rami della politica americana, rischiando di diventare un’anatra zoppa, un presidente privo del controllo sul Congresso.

Gli occhi del mondo sulla Cina

Le attenzioni dei media nel 2022 continueranno a concertarsi anche su crisi e guerre in giro per il mondo. La pandemia non ha affatto fermato i conflitti, che negli ultimi due anni sono aumentati.

Si sono verificati scontri di frontiera tra India e Pakistan, tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh e conflitti sono stati combattuti tra forze statali e gruppi armati che aspiravano alla sovranità statale: tra Israele e Palestinesi, e tra Turchia e Curdi. La situazione rimane tesissima in Ucraina, in Etiopia, Afghanistan, Bielorussia e nelle ultime ore in Kazakistan. Gli occhi del mondo guardano con attenzione alle mosse di Pechino: dopo l’annullamento di ogni libertà democratica a Hong Kong, le mire cinesi guardano ora a Taiwan. L’isola di fronte alla Cina è uno stato autonomo che Pechino considera parte del suo territorio; ha pochissime relazioni diplomatiche ma enormi risorse nel sottosuolo e nel 2022 sarà chiamata a difendere il proprio status quo.

Sport e geopolitica: le Olimpiadi di Pechino ed i Mondiali in Qatar

Alla partita geopolitica da nuova guerra fredda nel nuovo anno concorrerà anche lo sport. Si comincia a febbraio con le Olimpiadi invernali ospitate proprio dalla Cina, a Pechino dal 2 al 20 febbraio. Gli Stati Uniti hanno portato avanti un’operazione di boicottaggio, abbastanza all’acqua di rose: gli atleti a stelle e strisce parteciperanno ma non il corpo diplomatico. Macron lo ha definito un boicottaggio “simbolico e insignificante”. Nella geopolitica dello sport è entrato con forza il termine “sportswashing”, lavaggio della coscienza attraverso l’organizzazione di grandi eventi.

Definizione che fa proprio al caso del mondiale di calcio, ospitato dal Qatar a novembre e dicembre – a marzo la nostra nazionale si giocherà gli spareggi decisivi contro Macedonia e la vincente tra Portogallo e Turchia. Il Paese del Golfo che ospiterà i mondiali è stato più volte accusato di finanziare il terrorismo e ha avuto relazioni turbolente coi vicini. Emiri e sceicchi non sono nuovi a questa pratica: negli anni le monarchie di Qatar, Arabia Saudita e Emirati hanno acquistato grandi club di calcio (come il Paris Saint Germain e Manchester City), organizzando gare di Formula 1, corse di cavalli e incontri di pugilato.