Politics Covid, il coraggio dei quarantenni e una generazione sottovalutata

Covid, il coraggio dei quarantenni e una generazione sottovalutata

Che cosa avverrà tra poco? Sempre sul tema profezie a buon mercato. Dopo aver sputato merda su Regione Lombardia (e stasera ci sarà ulteriore materiale da parte di Report) le statistiche dicono che, rimossa Aria (grazie alla furia di Moratti e Bertolaso), si è rimosso il problema. Le vaccinazioni stanno andando un po’ come in tutto il Paese o forse anche più ligi alle indicazioni governative.


Quindi? Quindi ben presto avremo orde di settantenni e sessantenni che torneranno a vivere! Bello così, no? Bello perché almeno una parte di economia riprenderà a girare, perché i nipoti potranno incontrare i nonni e con i genitori al sicuro saremo tutti più tranquilli. Viva la longevity economy. Pensare che però andrà tutto bene non è proprio un esercizio di logica: quando arriveranno le patenti vaccinali sapete quanto crescerà la rabbia di chi si è dovuto prendere i rischi e andare a lavorare per tutta la pandemia? E che adesso teme per il proprio posto di lavoro giacché non gode di pensione?

Sapete quanto sentiranno crescere il disagio i quarantenni e i cinquantenni e i trentenni? Sopporteremo, tutti noi. Come abbiamo fatto dal primo giorno. Ci saranno problemi, polemiche. Però fatemelo dire con il cuore: sopporteremo con tutte le nostre contraddizioni e le nostre debolezze. La più grande debolezza? Non capire che dopo aver passato la nostra giovinezza vedendo il terrore nel mondo dopo le torri gemelle, il nostro ingresso nel mondo del lavoro (o comunque i primi anni) con la crisi economica più devastante di sempre, e la nostra età adulta con un anno di pandemia come non se ne vedevano da secoli. Ecco, dopo tutto questo, forse dai tempi della seconda guerra mondiale, possiamo renderci conto che siamo noi la generazione più forte di sempre. Con tutta la nostra debolezza, in attesa del nostro vaccino.

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