Comunità LGBTQ+, la mappa dei diritti negati (e di quelli conquistati)

Il divieto di donare il sangue decade in Francia e Grecia, ma è lunga la strada per il pieno riconoscimento dei diritti della comunità LGBTQ+

La Francia e la Grecia hanno firmato recentemente le leggi che consentiranno alle persone omosessuali e bisessuali di donare il sangue. Una normativa come quella appena modificata si era diffusa in tutto il mondo negli anni ’80 per via dello stigma relativo ad HIV e AIDS. Quali sono più in generale i traguardi più recenti della comunità LGBTQ+?

Diritti sanitari: un tassello di una partita più ampia

La possibilità di donare il sangue, infatti, non è che un tassello nell’insieme generale di diritti per cui lotta la comunità LGBTQ+.

In Francia questa possibilità, già dichiarata, entrerà in vigore il 16 marzo mentre in Grecia è già in atto. Chi si recherà a donare il sangue, quindi, non dovrà più dichiarare il proprio orientamento sessuale, norma che esponeva a un coming out forzato. In Italia una proibizione simile è stata introdotta nel ’91 e poi ritirata nel 2001.

A livello internazionale molto frequente, sempre su questo fronte, è la possibilità di donare il sangue ma solo dopo un periodo di astensione dai rapporti sessuali dai tre ai dodici mesi.

È così in Canada, Germania, Austria e Australia. Vige invece il divieto assoluto in Paesi come Cina, Filippine, Grecia, Libano, Singapore e Slovenia.

Omosessualità: non più una malattia mentale dal 1990

Un traguardo storico per la comunità LGBTQ+ è sicuramente la cancellazione dell’omosessualità dal DSM, cioè dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Questo evento risale al 17 maggio 1990 ed è la ragione per cui oggi in quella data si celebra la Giornata internazionale contro l’omobilesbotransfobia.

Le ripercussioni non sono state presenti solo in Italia, ma in tutto il mondo in quanto il DSM è utilizzato in molti Paesi.

In cinque Paesi vige ancora la pena di morte

Nonostante ciò oggi l’omosessualità e la bisessualità sono un reato in 68 Stati, tra cui Egitto, Marocco, Sri Lanka e Giamaica. Cinque Paesi prevedono addirittura la pena di morte per chi ha una relazione con una persona del proprio genere: Iran, Arabia Saudita, Yemen, Nigeria e Somalia.

Anche la transessualità non è più riconosciuta come malattia mentale dall’OMS ma solo dal 2018.

Unioni civili e matrimonio egualitario: dove si può

Per quanto riguarda, invece, gli Stati in cui è consentito avere una relazione con una persona del proprio genere, sono 32 i Paesi in cui è lecito il matrimonio egualitario. Tra essi Argentina, Colombia, Taiwan e Ecuador. In Italia ciò non è possibile. Le persone dello stesso genere possono accedere unicamente alle unioni civili dal 2016.

Omosessualità e genitoralità

In 29 Paesi, inoltre, è possibile per tali coppie adottare dei figli. È il caso, ad esempio, di Sudafrica, Uruguay, Malta, Nuova Zelanda e Israele. Insieme a diritto va considerato l’accesso alla gestazione per altri (GPA). Si tratta della pratica per cui una persona o una coppia (a prescindere dal genere dei componenti) si rivolge a una madre surrogata perché porti avanti una gravidanza. In alcuni Stati ciò è consentito dietro compenso, in altri solo gratuitamente.

In Italia questa pratica è illegale, mentre è possibile ad esempio in Canada, Australia, Regno Unito, in alcuni stati degli USA, in Russia e in India. Nei Paesi in cui non è riconosciuta, spesso ci si reca in un Paese estero per accedere alla GPA nonostante ciò possa allungare l’iter burocratico  di riconoscimento dei figli.

Una legge di tutela contro le discriminazioni

Infine un elemento fondamentale della lotta LGBTQ+ riguarda una legge che tuteli dalle discriminazioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale.

Il Parlamento europeo è intervenuto in più occasioni a sostegno di una tale risoluzione. Alcuni Stati hanno adottato una legge relativa solo all’ambito lavorativo (come l’Austria), altri l’hanno estesa a tutti i campi (è il caso della Danimarca).

In Italia la legge Mancino (n. 205 del 1975) tutela dalle discriminazioni su base etnica e religiosa, ma mancano i riferimenti all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Questi erano inseriti nel DDL Zan, che è stato però affossato il 27 ottobre 2021.

Una strada ancora lunga per la piena affermazione dei diritti

Nonostante i traguardi raggiunti, il percorso verso una piena affermazione dei diritti della comunità LGBTQ+ è ancora lungo. Basta consultare la Rainbow Map  – cioè la cartina di ILGA Europe che riflette la situazione politica e legale relativa alla comunità LGBTQ+ di ogni Stato del continente – per comprendere quanti successi mancano all’appello. I diritti ottenuti sono solo il 38% del totale per l’Europa e il 48% per l’UE. Un percorso ancora lungo sia in Italia che all’estero.