Ecco chi specula sul costo degli assorbenti nonostante l’IVA al 5%

Con la manovra il governo ha abbassato l’IVA sugli assorbenti dal 10% al 5%. La diminuzione del prezzo dipenderà però dai rivenditori

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Con la legge di bilancio 2023 il nuovo governo ha approvato l’abbassamento dell’IVA sugli assorbenti dal 10% al 5%. La diminuzione effettiva del loro prezzo dipenderà però dai rivenditori, che possono decidere il costo finale del prodotto e quindi se abbassarlo o mantenerlo costante aumentando il proprio profitto.

Tra i primi posti in Europa

La misura inserita nella legge di bilancio riguarda in particolare i cosiddetti “dispositivi igienici femminili non compostabili”, la cui IVA raggiunge il 5% come per gli assorbenti compostabili. Rientrano quindi ora nei beni di prima necessità. Un passo avanti rispetto a quanto già realizzato dal governo Draghi con l’abbassamento dell’IVA dal 22% al 10% nel 2022. Oltre agli assorbenti, la misura approvata dal governo Meloni riguarda anche i prodotti per l’infanzia come i pannolini.

L’IVA al 5% colloca l’Italia tra i Paesi europei con l’aliquota più bassa, senza raggiungere però i primati del Regno Unito e dell’Irlanda, dove si scende allo 0%. Il contesto italiano non si avvicina nemmeno alla situazione scozzese, in cui dal 15 agosto si possono ottenere assorbenti e prodotti per il ciclo mestruale gratuitamente nelle scuole e nelle università, ma anche nelle società sportive, nelle farmacie, nei centri giovanili e in altri luoghi pubblici.

La speculazione sul prezzo degli assorbenti

Idealmente la riduzione dell’IVA dal 10% al 5% dovrebbe diminuire la spesa per le cittadine italiane e far scendere il prezzo dei prodotti per l’igiene mestruale. Un ruolo cruciale, però, è occupato dai rivenditori, che potrebbero anche decidere di non modificare il prezzo dei prodotti sugli scaffali nonostante la modifica dell’aliquota.

Sulle scelte dei rivenditori, infatti, il governo non ha possibilità di intervento con questa manovra e, mantenendo i prezzi fissi, i margini di ricavo per i brand aumenterebbero. Dopo l’entrata in vigore dell’IVA al 5%, quindi, la decisione passerà nelle mani dei rivenditori. Si tratta di un rischio che emerge ogni volta in cui si opera tagliando l’IVA e alcune indagini di stampo economico l’hanno messo in luce durante le riduzioni dell’aliquota operate in Germania nel 2020.

Il prezzo degli assorbenti potrebbe quindi restare invariato se i rivenditori decidono di ampliare i propri margini di profitto, speculando su beni ora riconosciuti come di prima necessità.

Quanto si spende per il ciclo mestruale?

Nonostante la riduzione dell’IVA, la cosiddetta tampon tax – cioè la tassa sui prodotti legati all’igiene mestruale – contribuisce ancora a rendere le mestruazioni una spesa importante. Si calcola che con l’IVA al 22% la spesa media annua per una persona con le mestruazioni era di circa 70€. Con la manovra introdotta dal governo Draghi si passa a 65€ annui. Ora invece, con l’IVA al 5% la spesa media si assesta attorno ai 60€.

Ora la spesa che metà della popolazione italiana in età fertile deve sostenere si riduce, ma un ruolo centrale resta occupato dai rivenditori. La motivazione alla base di questa svolta, esplicitata nel comunicato stampa ufficiale del Consiglio dei Ministri, è il contrasto dell’inflazione. Infatti i prodotti per l’infanzia e per l’igiene intima sono collocati nel più ampio capitolo “Misure contro l’inflazione”; insieme all’istituzione di un fondo di 500 milioni di euro per l’acquisto di beni di prima necessità per chi ha un reddito basso.

Leggi il Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri