Caso preside-studente, quello di “Repubblica” non è giornalismo ma gogna mediatica

Un ruolo centrale è stato svolto dal quotidiano La Repubblica, che ha pubblicato la chat tra la docente e lo studente

Ha fatto scandalo la presunta relazione tra la preside di un liceo romano e un suo studente di 19 anni. La vicenda è stata esposta all’attenzione collettiva da numerosi giornali nazionali, rivelando le generalità della donna ed esponendola alla gogna mediatica. Un ruolo centrale è stato svolto dal quotidiano La Repubblica, che ha pubblicato la chat tra la docente e lo studente.

La relazione tra i due sarebbe durata almeno un mese.

Il giovane era maggiorenne anche all’inizio del rapporto e, dalle informazioni disponibili, sembrerebbe consenziente. Una volta interrotta la relazione, lo studente si è confidato prima con gli amici e poi con il personale scolastico. La dirigente rischia un provvedimento disciplinare, che potrebbe portarla al licenziamento.

La gogna mediatica

Indubbiamente la gogna mediatica a cui è stata sottoposta ha aggravato la situazione che, al posto di essere gestita all’interno delle mura scolastiche come solitamente accade – ricordiamo il recente caso del Valentini-Majorana di Cosenza –, ha preso posto tra le pagine della cronaca.

Nonostante l’identità del giovane coinvolto sia stata tutelata, della dirigente sono state divulgate le fotografie, il nome completo e l’istituto in cui lavora. Numerosi elementi che l’hanno esposta a una ritorsione morale e professionale non indifferente. È scattata presto, infatti, la richiesta del collettivo studentesco del liceo romano in questione. “Le voci circolate hanno creato un clima di tensione nella scuola. Se le indagini intraprese confermassero tali voci, chiediamo le dimissioni della dirigente”.

La chat pubblicata da Repubblica

Il segno è stato però oltrepassato dalla Repubblica, che ha condiviso i messaggi personali scambiati tra i due protagonisti della vicenda. La chat contiene riferimenti ai rapporti personali e anche alla sfera sessuale, esponendo la dirigente e lo studente e violandone le privacy. È quindi intervenuto il Garante della privacy che ne ha bloccato la diffusione in quanto “nulla aggiungono alla necessità di fare chiarezza sulla vicenda”.

Il codice deontologico per l’attività giornalistica, infatti, prevede che i dati personali possano essere divulgati solo nel rispetto del diritto di cronaca. Ciò che in questo caso viene meno è la tutela della dignità, della riservatezza e dell’essenzialità dell’informazione. Per ora l’intervento riguarda solo La Repubblica e il Gruppo Gedi, ma le dichiarazioni ufficiali annunciano una valutazione delle strategie comunicative impiegate anche da altre testate.

Una questione di genere?

Al di là del giudizio morale e dell’effettiva colpevolezza della dirigente – che va confermata –, questo caso solleva ancora una volta l’attenzione sul peso delle strategie comunicative impiegate dalle testate giornalistiche.

La gogna mediatica a cui la preside è stata sottoposta non è né necessaria ai fini di cronaca né ontologicamente corretta. Eppure è stata perseguita fino alla pubblicazione dei messaggi privati. Può forse essere stata favorita dal genere della stessa? Il fatto che sia una donna ha inasprito i toni della cronaca? L’interrogativo sorge con insistenza se si paragona il modo in cui la stampa ha gestito questa vicenda con altre situazioni analoghe.

Un fatto può essere individuato con certezza: quando il membro del corpo docente coinvolto è un uomo, la sua identità è tutelata con maggior efficacia.