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Beppe Grillo sul blog e Massimo D’Alema imbarazzano il Premier Mario Draghi

Le uscite di Beppe Grillo e Massimo D'Alema pro Cina disturbano il premier Mario Draghi, che punta sull'asse filo-atlantico

Nell’ultimo periodo Beppe Grillo è come una scheggia impazzita. Prima la sfuriata contro gli inquirenti e la vittima diciannovenne per la questione del presunto stupro ad opera del figlio Ciro. Il camaleontico comico genovese è diventato d’un tratto da manettaro a garantista. Dal giustizialismo colpevolista al garantismo innocentista. Una giustizia spettacolarizzata fatta a colpi di post e di video sui social.

Beppe Grillo e l’antiamericanismo sul blog

Poi la sparata sul suo blog riproponendo le riflessioni di Andrea Zhok fatte di antiamericanismo e terzomondismo: “Negli ultimi due giorni abbiamo assistito ad una parata ideologica come non se ne vedevano dalla caduta del muro di Berlino. Il G7 prima e la riunione della Nato poi hanno colto l’occasione per sparare a palle incatenate contro il “nemico nelle vesti di Russia e Cina”. Un attentato alla politica filo atlantica intrapresa con decisione dal premier Draghi. Un inno alla Cina e alla Russia di Putin.

Mario Draghi, il premier infastidito dalle posizioni di Beppe Grillo

Peccato che il M5S è il primo partito di maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi. La posizione del comico, quindi, non può non fare infuriare Palazzo Chigi. Anche perché le parole di Draghi sulla Cina al G7 sono state inequivocabili: “Il tema politico dominante del G7 è stato quale atteggiamento debbano avere le democrazie occidentali nei confronti della Cina e in generale di tutte le autocrazie, che usano la disinformazione, fermano gli aerei in volo, rapiscono, uccidono, non rispettano i diritti umani, usano il lavoro forzato. Tutti questi temi di risentimento nei confronti delle autocrazie sono stati toccati e condivisi. In questo senso è stato un vertice realistico: c’era contentezza per l’economia ma non si sono persi di vista i problemi politici”.

Il redivivo Massimo D’Alema elogia il comunismo cinese

Poi è stato il momento di gloria di Massimo D’Alema che – uscito per un attimo dal dimenticatoio dove si era infilato – le ha sparate ancora più grosse. A cento anni dalla nascita del Partito comunista cinese, l’ex presidente del Consiglio ed ex Ministro degli Esteri, tra una regata e l’altra in barca, ne ha ricordato con emozione “il grande merito storico”. Nell’intervista però si è scordato della continua violazione dei diritti umani, dell’autoritarismo delle sue istituzioni e dello stato in cui versa la popolazione dove una persona su quattro vive in povertà.

Insomma il primo caldo estivo ha fatto le sue prime vittime, speriamo nell’arrivo di un po’ di frescura.