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Gli uomini di Dibba sotto la Madonnina (e non solo)

L'ex deputato romano starebbe sondando il terreno per arruolare i grillini delusi. Sotto osservazione il bacino dei Meet Up e i militanti delle origini

di Sara Greta Passarin

Alessandro Di Battista alla riscossa con un nuovo partito? L’ex deputato nega ma il progetto, secondo i rumors di Palazzo, esiste ed è in divenire. Il leader degli ortodossi – che giornalmente o quasi pubblica post contro il governo Draghi – starebbe in questa fase sondando il terreno e analizzando pro e contro dell’operazione. I principali nodi da sciogliere, in ogni caso, sono due: avere fondi sufficienti per organizzare il soggetto politico (un ufficio comunicazione, per fare un esempio, ha dei costi non indifferenti) e uomini e donne disposti a seguirlo. Nel primo caso la soluzione c’è ed è abbastanza a portata di mano: il Parlamento. Questo perché un nuovo gruppo di trentacinque persone, che inglobi deputati e senatori, sarebbe in grado di portare alla causa 2,5 milioni di euro. E i parlamentari delusi dal Movimento, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, in questa fase non mancano. Alcuni nomi che circolano – per fare qualche esempio – sono quello di Barbara Lezzi (ex ministro del Sud del Governo Conte I), Nicola Morra (presidente della Commissione Antimafia) e il siciliano Alessio Villarosa, che assieme all’ex deputato aveva promosso un tour denominato “Contro la Bancocrazia”. 

Fin qui niente di così complicato per Di Battista il quale, essendo anche romano, ha i palazzi del potere ad un tiro di schioppo. Il difficile invece è trovare persone, ancor meglio se comunicativamente valide, disposte a condividere un percorso e che fungano da presidio sui territori. Il programma del nuovo partito, per quando ancora embrionale, è comunque già chiaro su alcuni punti: no al governo Draghi e allo strapotere delle banche, no alle alleanze organiche con i partiti, no all’atlantismo a tutti i costi, sì alla sovranità energetica e ambientale. L’obiettivo, se Di Battista romperà gli indugi, è rendere competitivo il nuovo progetto per le future elezioni politiche. 

In ogni caso attrarre attivisti potrebbe rivelarsi semplice (Di Battista è sempre stato apprezzatissimo nei Meet Up) mentre organizzare una rete di persone fidate, megafoni del nuovo progetto, è probabilmente la vera sfida.

Ma dove andare a pescare queste persone? Guardando probabilmente a coloro che, per un motivo o per l’altro, sono scontente del Movimento, non si sono ricandidate o hanno lasciato tempo fa i grillini. In Lombardia e specialmente a Milano – città sede della Casaleggio Associati – portavoce di questo genere ce ne sono, forse anche più di quel che sembra. Silvana Carcano ad esempio, candidata dal M5S nel 2013 per la presidenza della Lombardia, ha già lasciato i 5 stelle, complice qualche polemica sulle quote da restituire al partito e potrebbe guardare a Di Battista. Così come Simone Sollazzo, ad oggi consigliere di Milano, non più grillino da quasi un anno. Stuzzicato da Dibba potrebbe essere anche Mattia Calise, ex consigliere comunale di Milano, tra i primi grillini ad entrare nelle istituzioni (come dimenticare le arrampicate sugli alberi per salvare il verde di Milano?). Entrato in aula consiliare giovanissimo, aveva deciso di non ricandidarsi e si è dedicato agli studi e alla sua carriera lavorativa. Chi invece sta contrastando, e in maniera pubblica, la linea ufficiale del Movimento è Patrizia Bedori. La consigliera comunale di Milano, non di rado vicina alle posizioni di sinistra radicale, è contrarissima a costruire un Movimento “moderato e liberale” e ha mostrato solidarietà a chi ha votato No al governo Draghi. In un post su Facebook Bedori, intervenendo sull’argomento, ha detto che le parole di Luigi di Maio “fanno male al cuore” ricordando i bei tempi in cui “c’erano Alessandro di Battista e Nicola Morra”. Ha poi aggiunto di “riconoscersi nelle defezioni” convinta anche di “non essere l’unica”. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i bollenti Meet Up grillini, di Milano Nord in particolare, sono da sempre più intransigenti e fedeli alle origini. Proprio come il grande ex Alessandro Di Battista. 

Avere uomini in una sola regione non basterebbe però a Di Battista, che ha bisogno almeno di un referente per ogni regione. E così potrebbero passare dalla sua parte, direttamente dalle aule regionali, i pentastellati Andrea Greco del Molise, Antonella Laricchia della Puglia, Mari Muscarà della Campania e Domenico Pettinari dell’Abruzzo. Ma anche alcuni ex grillini (attualmente consiglieri regionali in Piemonte) come Giorgio Bertola e Francesca Frediani (paladina No-tav). Senza dimenticare altre personalità come Matteo Brambilla, consigliere di Napoli ostile a Roberto Fico, Gian Marco Mercorelli delle Marche e l’ex grillina ligure Alice Salvatore. E non è detto che anche Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e la lombarda Eleonora Evi, europarlamentari entrati nei Verdi, non virino prima o poi verso l’ex deputato. Insomma, carne al fuoco ce n’è parecchia e uomini e donne, per un nuovo partito, a prima vista non mancherebbero. A meno che Alessandro Di Battista – un po’ a sorpresa – non voglia fare “il Salvini del M5S”: assistere dall’esterno all’evaporazione del Movimento per poi riprenderlo in mano, tra qualche anno, in veste di “salvatore della patria”.