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Vaccini, mancano infermieri? Cgil alle Regioni: “Spendere ora i 100 mln in Finanziaria”

di Francesco Floris

Cento milioni di euro. In deroga ai “vincoli di spesa”. Da destinare a medici e infermieri “qualora il numero dei professionisti sanitari non risulti sufficiente a soddisfare le esigenze di somministrazione dei vaccini contro il SARS-CoV-2 in tutto il territorio nazionale”. Sono le risorse già stanziate in Legge di Bilancio e a disposizione delle Regioni per gestire i picchi della campagna vaccinale con il personale del Servizio Sanitario Nazionale disponibile a svolgere straordinari o lavorare nei giorni liberi. Tariffa oraria? Aumentata dai 60 agli 80 euro lordi per i medici, 50 euro lordi per gli infermieri. Stanziamenti messi nero sui bianco nel “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023” ai commi 464-647.

Irrompe anche la posizione della Cgil Funzione Pubblica nelle polemiche suscitate dagli errori tecnico-burocratici del cosiddetto “bando Arcuri” da 534 milioni di euro per il reclutamento di personale da destinare alla campagna vaccinale. Un bando che, come raccontato da True Pharma il 25 febbraio, ha reso complicato se non impossibile soddisfare le necessità numeriche: almeno 12mila infermieri e 3mila medici. Che non si trovano e non si troveranno – solo 1750 i contratti sottoscritti fino ad oggi e 540 gli infermieri – assumendo per 6 mesi (rinnovabili) con contratti di somministrazione perché il bando ha messo dei paletti molto rigidi sui requisiti necessari a chi già esercita in libera professione o a tempo parziale nelle strutture, oltre a non prevedere incentivi, meccanismi premianti e che favoriscano la mobilità sul territorio.

C’è chi però guarda l’altro lato della medaglia. “Alcune posizioni tenute dagli ordini professionali e i sindacati di categoria ci hanno spinto a dire che la realtà è un’altra” dice a True Pharma Giancarlo Go, della segreteria nazionale della Cgil Sanità. “Le risorse ci sono e di conseguenza le Regioni le devono spendere i soldi chiedendo la disponibilità al proprio personale interno per lavorare su turni aggiuntivi”.

La posizione del sindacalista veneto batte soprattutto su un punto: “Basta demagogia rispetto a vincolo esclusività sulle spalle dei lavoratori del Ssn” dice riferendosi al fatto che il bando Arcuri non prevede la possibilità di partecipare, per esempio, ai lavoratori part time della sanità. “Non c’è bisogno di spezzare alcun vincolo di esclusività del personale sanitario pubblico. Già da gennaio di quest’anno la Legge di Bilancio ha messo a disposizione delle Regioni 100 milioni di euro a favore di medici, infermieri e assistenti sanitari del Ssn che si dovessero rendere disponibili per la somministrazione dei vaccini” spiega Giancarlo Go. Cifre che, secondo i calcoli della Cgil basati sui salari orari, permetterebbero di disporre di almeno 600 medici e 2mila tra infermieri e assistenti sanitari in più a disposizione per 6 mesi. Risorse umane che potrebbero tornare utili e per il sindacato rappresentare anche una sorta di “riconoscimento” ai professionisti che hanno tenuto in piedi il sistema ospedaliero nei mesi più duri del 2020. Curiosità? Il coordinatore nazionale infermieri della Cgil Fp ha voluto ricordare come su questo aspetto il sindacato non abbia “mai favorito lo svolgimento di orario aggiuntivo da parte dei lavoratori, privilegiando in tal senso sicurezza e assunzioni”. “Tuttavia – chiude Go – a fronte dell’emergenza sanitaria in atto – dice il sindacalista – crediamo sia giunto il momento che le Regioni comincino ad usare quelle risorse disponibili già da subito anche se, in questo momento, il problema non sembra essere il reclutamento del personale per la somministrazione ma l’approvvigionamento degli stessi vaccini”.