SDN. La politica sanitaria delle idee: come i territori riformano il welfare

Moratti: “La riforma sanitaria che abbiamo realizzato è una riforma prima di tutto culturale perché l’obiettivo è curare la persona"

“La riforma sanitaria che abbiamo realizzato è una riforma prima di tutto culturale perché l’obiettivo è curare la persona,  e non solo la malattia, attraverso il rafforzamento della rete territoriale. Altro aspetto importante di questa riforma è che ha tempi certi (perché, rispetto alle strutture -quindi case di comunità, ospedali di comunità, centrali operative territoriali – la previsione che abbiamo fatto è quella di attivare le strutture per il 40% nel 2022, per il 30% nel 2023 e l’ultimo 30% nel 2024) e risorse, che sono 2 miliardi di cui 1,2 mld dal Governo e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e 800 milioni da Regioni Lombardia”.

Lo ha detto Letizia Moratti, Vicepresidente e Assessore al Welfare, Regione Lombardia nel corso della 16esima edizione di Salute Direzione Nord, all’interno della rassegna Direzione Nord – A TRUE EVENT, nella cornice del Palazzo delle Stelline di Corso Magenta 61 a Milano.

Alessio D’Amato: Adesso è il momento di fare veramente il welfare territoriale”

Nel corso dell’evento è intervenuto anche lassessore alla Salute della Regione Lazio Alessio D’Amato: Abbiamo riempito per anni libri, protocolli, convegni, adesso è il momento di fare veramente il welfare territoriale, unendo tutti gli attori del sistema, al pari di ciò che è avvenuto nel contrasto alla pandemia, durante la quale sono stati coinvolti tutti gli attori del sistema pubblico e privato.

Il Covid – ha aggiunto D’Amato – deve essere il Rubicone della politica, deve rappresentare uno spartiacque tra il prima e il dopo: c’è bisogno di concretezza e di mettere a terra progetti in tempo verificabile”.

Luigi Cavanna: “Necessario diversificare la modalità di offerta dei servizi”

Sui paradossi dell’attuale organizzazione dell’assistenza sanitaria si è concentrato il Presidente Cipomo, Luigi Cavanna. “In Italia – ha affermato – ci sono 3,6milioni con diagnosi di tumore.

Si tratta di una categoria eterogenea di cui fanno parte le persone guarite, quelle che fanno terapia per guarire, quelle che fanno terapia per vivere ma non guariranno, i malati in follow up. Tutte queste persone, con bisogni completamente diversi hanno come unico referente loncologia dellospedale”. È evidente, ha aggiunto Cavanna, “la necessità di diversificare la modalità di offerta dei servizi”.

Gianni Amunni: “La paandemia è stata un acceleratore di nuove esperienze”

Da questo punto di vista, secondo il Presidente di Periplo Gianni Amunni la pandemia potrebbe avere avuto un risvolto positivo: “perché è stata un acceleratore di nuove esperienze, di modelli organizzativi che sono stati messi in essere perché c’era la necessità di proteggere l’ospedale ma che hanno fatto vedere che è possibile un altro modo di fare le cose. Ora si tratta di abbandonare la logica emergenziale e pensare a quelle esperienze come a un laboratorio su cui costruire nuovi percorsi oncologici.

Per esempio, riscrivendo i PDTA oncologici, segnalando in matita blu le prestazioni che devono essere fatte in ospedale e con quella rossa ciò che può essere fatto in altri contesti”.

Andrea Gori: “Viviamo in un mondo diverso rispetto a 15 anni fa”

La pandemia è stata però anche “un campanello che ci ha avvertito che il mondo sta cambiando”, ha detto Andrea Gori, Direttore Malattie Infettive Policlinico di Milano. “Viviamo in un mondo diverso rispetto a 15 anni fa.

In pochi mesi dopo il Covid abbiamo dovuto affrontare il problema delle epatiti nei bambini, poi il vaiolo delle scimmie”. Da questa esperienza è nata l’agenzia per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive recentemente istituita dalla Regione Lombardia. “L’Agenzia nasce dal ripensamento rispetto a quello che è successo in questi due anni e mezzo, prendendo quello che c’è stato di buono e migliorando quello che si poteva migliorare”, ha concluso Gori.