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Progetto “Drugs”: “Guardiamo le dipendenze tecnologiche dei nostri figli della porta accanto”

Tradurre in immagini le testimonianze di giovani tra i 16 e i 22 anni, ma anche consulenti scientifici ed esperti, auditi nel tavolo di preparazione della legge 23 di Regione Lombardia. È lo scopo del progetto "Drugs"

La prima clip? Dedicata al “bosco di Rogoredo”. È una sorta di “dove eravamo rimasti?”. La definisce così il Fabio Ilacqua, regista assieme a Mirko Salciarini della serie video in 8 episodi dedicata al tema delle dipendenze, dal titolo “Drugs”. Un progetto nato per tradurre in immagini decine di testimonianze di giovani tra i 16 e i 22 anni, ma anche consulenti scientifici ed esperti, auditi nel corso del tavolo di preparazione della legge 23 di Regione Lombardia sul nuovo sistema di intervento per le Dipendenze.

Se eravamo rimasti a Rogoredo dove “scompaio dentro a un buco ogni giorno” racconta una delle testimoni nel teaser della prima puntata proiettata il 28 maggio a “Salute Direzione Nord – Turning Point”, il lavoro dei due registi – realizzato con gli allievi ed ex allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano e il contributo non condizionante di Lundbeck Italia – si spinge ben oltre la metropolitana di Rogoredo e ciò che vi è in superficie.

“Personalmente è stato come un viaggio negli inferi – dice Ilacqua a True Pharma – perché appartengo alla generazione di “SanPa” per fare una citazione oggi in voga, ed ero rimasto a quell’aggiornamento di ciò che noi conosciamo come dato sull’eroina e la dipendenza”. “Non sono cieco – continua – e quindi è evidente che l’elemento cocaina sdoganata ha cambiato il panorama, con spunti che arrivano dalla cronaca quotidiana su quel consumo e quegli abusi, però non immaginavo cosa si muovesse sottotraccia. È come se fossi rimasto fermo al palo: quello era per me il mondo della dipendenza”.

Le scoperte? Tante. “Le nuove dipendenze: quel circuito di droghe che possono essere anche molecole legali che vengono combinate fra di loro in modo sapiente, diventando un rito devastante, le cosiddette ‘smart drugs’”. Ma soprattutto il capitolo delle cosiddette “dipendenze tecnologiche”. “È incredibile – spiega il regista – sono trasversali a livello anagrafico, seppur con modalità differenti, e vanno dal gaming al gambling a tutto ciò che sta in un intervallo strano, in un rapporto straniante con il web, in cui ha lo stesso ‘significato’ giocare in maniera compulsiva sui cavalli, sulla boxe o in borsa, con disastri di carattere economico e familiare”. Un esempio su tutti? “Stiamo finalizzando in questi giorni la clip sul “gaming” e c’è una testimonianza molto forte in cui uno dei ragazzi intervistati dice: ‘I miei dicono che passo troppo tempo chiuso nella mia stanza. Come faccio a fargli capire che quando passo del tempo nella mia stanza io esco nel mondo e incontro alle persone?”. Il titolo che sceneggiatori e registi hanno scelto per la puntata è “I figli della porta accanto”. “C’è questa percezione – dice Ilacqua – della porta che si chiude e in qualche modo crediamo che il problema si risolva con l’isolamento. È chiaro che non sia così”.

Dentro la stessa “sferaFabio Ilacqua inserisce “il mondo sotto il naso dei social network”. “Senza voler fare del facile moralismo – dice – ma sicuramente il controllo dell’uso e dell’abuso di questi strumenti è completamente sfuggito di mano anche nei confronti di “veri” minori, con ragazzi giovanissimi”. Una scoperta talmente ampia e vasta che probabilmente le clip del progetto “Drugs” andranno a moltiplicarsi nel corso del tempo.

Obiettivo? “Non è fiction e non è documentario”. Il coinvolgimento del Centro Sperimentale di Cinematografia ha fatto sì che potessero lavorare alla seriepersone più a conoscenza dei fatti in questione perché vicini anagraficamente e per i linguaggi utilizzati: veloci, in qualche modo simile ai videoclip, per mettere in immagine uno stato d’animo più ancora di una narrazione”. Otto-dieci minuti a pillola per “descrivere lo stato d’animo dei personaggi all’incontro con la dipendenza, al maturare di questi problemi. Hanno potuto raccontare in libertà la loro visione”.

(foto: Envato)