Vinted è il futuro della moda. Ma gli startupper lituani devono vendere ancora molte borsette

Tutti quanti sembrano impazziti per Vinted, l'app che permette di vendere e acquistare i vestiti di seconda mano in gran comodità

C’è chi cerca i regali di Natale prima delle feste e chi invece già pregusta il momento di mettere in vendita i presenti sgraditi, ricevuti magari da qualche parente inopportuno o amico che non si vede da tempo. Certo è che tutti quanti sembrano impazziti per Vinted, l’applicazione che permette di vendere e acquistare i vestiti di seconda mano in gran comodità, con un’assicurazione che mette i capi usati al riparo dalle truffe.

Vinted, numeri da capogiro

I numeri dell’applicazione sono impressionanti: 45 milioni di utenti iscritti, con un incremento di 11 milioni nel giro di un anno. Genesi da romanzo. Vinted nasce nel 2008 alla periferia dell’impero economico occidentale, in quella Lituania ex sovietica che registra così il suo primo “unicorno” di sempre, ovvero la prima società ad avere un valore superiore a un miliardo di euro. E già i fondi finanziari che speculano sul Nasdaq, la borsa tech americana, cercano di capirne il valore reale, che, ad oggi, pare si aggiri sui 4,5 miliardi di euro.

Era notte fonda, 13 anni fa, quando Milda Mitkute chiamò l’amico Justas Janauskas, un “technology geek”, per chiedergli di aiutarla a svuotare il suo armadio. Poche ore dopo la magia era fatta: gli abiti erano in vendita su una piattaforma di swapping online a cui fare pubblicità tramite il passaparola fra amici. Trascorse altre due ora dal lancio ufficiale, le persone stavano visitando la loro pagina e il più grande canale televisivo in Lituania aveva già chiesto un’intervista.

Oggi i due hanno oltre 770 dipendenti.

Non solo. Uno studio condotto da Cross-Border Commerce Europe ha rivelato che è Vinted ora il mercato dell’usato numero uno nell’UE e nel Regno Unito. Un mercato che dovrebbe raddoppiare entro il 2025, raggiungendo un totale di 34 miliardi di euro. Sta crescendo 11 volte più velocemente di quello della vendita al dettaglio tradizionale, mettendosi sulla buona strada per diventare due volte più grande del settore fast fashion entro il 2030.

Vinted vs Vestiaire Collective ed eBay

Insomma, fare i rivenditori di cose usate rende, eccome. Anche se non per tutti. C’è anche chi pareva una grande promessa e invece si è rivelata una conferma ma senza brillantezza. E’ il caso di Vestiaire Collective, fondato nel 2009 a Parigi, che nel marzo 2021 ha visto il fondo Kering investire ben 178 milioni di euro. Tuttavia i suoi utenti sono a quota 8 milioni, quindi ben lontani dai numeri di Vinted.

Eppure una soddisfazione i soci di Vestiaire Collective se la sono levata: il diretto competitor del 2019, ovvero The Real Real, diffusissimo in Usa, ha visto crollare il suo valore di borsa da 28,90 dollari ad azione nel giugno 2019 (momento della quotazione) agli attuali circa 10 dollari ad azione, con una capitalizzazione che si attesta a quota 906 milioni di dollari. Una quisquilia rispetto a Vinted.

Eppure il robivecchi numero rimane eBay.

Oldies but goldies. Incredibilmente, malgrado Amazon e tutte le altre piattaforme, eBay, che è quotato dal 1999, fondato nel 1995 da Pierre Omidyar, imprenditore iraniano con cittadinanza francese naturalizzato statunitense, è arrivato al suo massimo storico di capitalizzazione il 22 ottobre 2021 a quota 80 dollari. Da allora una discesa assai ripida, con la perdita di un terzo del valore del titolo, ma ancora con una capitalizzazione totale di 40 miliardi di dollari.

Insomma, i ragazzi lituani terribili di Vinted hanno ancora da mangiare molte pagnotte e rivendere molte borsette per arrivare alla dimensione del gigante americano.

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