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Il “bonus” per startup non è tutto oro che luccica

Un'ottima iniziativa per il rilancio del settore legato all'innovazione nasconde burocrazia e lungaggini. Occhio, quindi.

Avete presente il Superbonus 110, quello per l’edilizia sostenibile? È stato raccontato spesso come una miracolosa pioggia di soldi ma, a conti fatti, ottenerlo non è così facile. Lo stesso sembra stia capitando con il Decreto attuativo del Decreto Rilancio di questo febbraio, che prevede l’aumento al 50% della detrazione fiscale per le persone fisiche che investono in startup e pmi innovative, o in fondi di investimento che investono in questo tipo di realtà. Tutto bene? Non proprio.

Secondo Maurizio Bernardo, presidente di Assofintech, (qui il comunicato ufficiale) “il decreto di attuazione appena pubblicato presenta troppi problemi operativi, che vanificano la misura e ostacolano la crescita di tutto il settore, creando anche problemi di comunicazione”. Ad esempio, le agevolazioni vigenti (quelle al 30%) sono fruibili successivamente all’investimento, “consentendo un veloce sviluppo delle transazioni”. Per quanto riguarda l’incentivo al 50%, invece, “il nuovo decreto introduce un meccanismo di controllo del MISE precedente all’investimento”. Ciò rende meno prevedibili i tempi e i costi per le imprese. Inoltre, aumenta anche la burocrazia, e quindi l’incentivo generale a fare questo tipo di investimenti.

“C’è poi il problema della retroattività”, conclude Bernardo. Le agevolazioni valgono anche per gli investimenti fatti nel 2020 ma le società potranno farne domanda solo nei mesi di marzo e aprile. “Se consideriamo che nel 2020 abbiamo avuto più di 18mila investitori nell’equity crowdfunding, possiamo capire quanto possa essere difficile per le start-up presentare migliaia di domande in una finestra temporale così ristretta”.

Una buona iniziativa che nasconde però qualche insidia e le inevitabili lungaggini burocratiche all’italiana. Peccato.