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La battaglia interna a Signal

Signal non può crescere per sempre senza rovinare la propria magia. Lo sostengono i suoi dipendenti, che protestano contro la linea del CEO.

Signal ha oggi 40 milioni di utenti e un piano per arrivare a 100 milioni. Particolare importante: fino a un mese fa ne aveva 20 milioni. Della spaventosa crescita dell’applicazione per le comunicazioni sicure abbiamo già parlato, ma la sua epopea sembra continuare. Secondo il suo CEO Moxie Marlinspike, infatti, l’unico modo per garantire la sopravvivenza alla società è crescere continuamente. Farlo, però, ha un prezzo elevato, che va a toccare proprio il core business, la raison d’être di Signal: la sicurezza. Come spiega il giornalista Casey Newton nella sua informatissima newsletter Platformer, “i dipendenti della società hanno sollevato dubbi rispetto lo sviluppo e l’aggiunta di nuove features che temono possano essere sfruttate in modo pericoloso”.

Dubbi che non hanno fermato lo sviluppo di queste caratteristiche, come la possibilità di inviare link a gruppi di grandi dimensioni (fino a mille iscritti). Condivisioni criptate che, in tempi di disinformazione, fake news e campagne elettorali, hanno subito fatto suonare qualche campanello d’allarme. Lo stesso vale per il focus sugli username, sulla cui creazione gli utenti vengono lasciati liberi, con il rischio che ci siano furti d’identità.

Finora la risposta del CEO alle critiche dei dipendenti è stata deludente: finché non succede il fattaccio, non ce ne preoccupiamo. Più che una strategia, sembra un modo di dire: “aspettiamo che succeda qualcosa di brutto e nel caso modifichiamo”. Cosa succede quando in nome della crescita un prodotto sacrifica la sua stessa anima? Lo scopriremo nei prossimi mesi.