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L’Europa contro le Intelligenze Artificiali

Il Vecchio continente contro la sorveglianza "in tempo reale". La ricerca di una terza via europea oltre quella cinese e americana.

La Commissione Europa si schiera contro il riconoscimento facciale. Sarebbe questo il riassunto della complessa proposta fatta dall’istituzione per regolamentare il settore delle intelligenze artificiali e le loro applicazioni. È successo la scorsa settimana ma la proposta era attesa da tempo, e non solo nel Vecchio Continente. Come ha dimostrato il regolamento Gdpr per la difesa della privacy digitale, l’Ue è da tempo la superpotenza più attenta ai cyber diritti. E la più severa.

E ora è scesa in campo anche contro le IA. O meglio, contro l’assenza di barriere, tutele e limiti di un settore giovanissimo, complicato e in continua ascesa. La proposta ora dovrà arrivare al Parlamento europeo, dove dovrà essere votata. Ci vorrà ancora tempo ma il suo eventuale passaggio potrebbe cambiare le sorti del settore, anche al di fuori del Continente.

I limiti della proposta

Eppure, al di là dei toni roboanti, la proposta sembra piuttosto timida. Da un lato vieta in generale l’utilizzo del riconoscimento facciale “in tempo reale” negli spazi pubblici, un tipo di tecnologia che da qualche anno viene usato spesso in Cina. Ci sono però eccezioni, spesso ancora da chiarire: come nota Il Post, le parole “in tempo reale” sembrano lasciare campo aperto ad alcuni utilizzi della tecnologia, fatti a posteriori. Inoltre, lascia campo libero alla polizia per le sue indagini, previa autorizzazione delle autorità giudiziarie.

Altri divieti sembrano proprio pensati per evitare la deriva cinese, come il monitoraggio costante con cui il governo stila il “punteggio sociale” di ciascun cittadino cinese. Su questo, la proposta è piuttosto chiara e contraria, così come nella battaglia contro i “pregiudizi” (di provenienza geografica, di genere e altro) con cui si compongono archivi di informazioni e database.

Tra la Cina e gli Usa

Non si tratta però di un’iniziativa “anti-cinese”. Anzi. Presentandola, la commissaria europea per l’Agenda digitale, Margrethe Vestager, ha detto di voler trovare una “terza via” europea a quella di Cina e Stati Uniti.

Quest’ultimi, pare, non abbiano gradito la mossa dell’Ue, lamentandosi per la mancata cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico. Se gli Usa sono preoccupati dall’ascesa cinese, infatti, a livello legislativo hanno lasciato molto spazio libero alle aziende private, mettendo pochi paletti e ostacoli. C’è anche chi sostiene che la rigidità dell’apparato europeo possa ledere gli investimenti tecnologici e digitali nel Continente. Secondo altri, invece, è l’unico modo per evitare il pericolo del Grande Fratello – che sia una corporation o un governo centrale.