Future La scomparsa dei chip

La scomparsa dei chip

Quanti degli oggetti che avete attorno in questo momento contengono un chip? Questi componenti sono indispensabili al funzionamento di dispositivi di ogni tipo, dai computer ai tostapane passando anche per le automobili. Anzi, nel corso degli ultimi anni il loro peso nell’automotive non ha fatto che aumentare, con le macchine che diventano sempre più simili a computer mobili.

Ed è un problema, perché i chip sono sempre più difficili da trovare. Una penuria che ha costretto la General Motors ad annunciare la chiusura dei suoi stabilimenti per alcune settimane, come già fatto da Honda nel Regno Unito a inizio 2021. Anche per rimediare a questa carenza, l’amministrazione Biden ha annunciato un ambizioso piano per rivedere la filiera elettronica statunitense, secondo quanto raccontato la scorsa settimana da True Future. Ma a cosa è dovuta questa penuria di chip?

I motivi sono tanti e hanno a che fare con la produzione e la logistica, messi a dura prova dalla pandemia. Tra tutti, due fenomeni strettamente collegati: il primo, la forte domanda di chip nei primissimi mesi dell’emergenza Covid-19, trainata dall’elettronica di consumo (console, laptop, tablet acquistati in massa nelle prime settimane di lockdown). Il secondo ha avuto invece origine nella seconda metà del 2020, “quando i produttori d’auto hanno comprensibilmente ridotto gli ordini di chip mentre il virus di diffondeva in tutto il mondo”, come spiegato da Falan Yinug, direttore della Semiconductor Industry Associaton.

Nel corso del 2020, quindi, i chip esistenti sono stati tutti venduti e utilizzati in poche settimane, lasciando che per tutto il resto dell’anno la cautela dovuta alla pandemia ne riducesse la produzione. Magazzini vuoti e pochi ordini: un mix di cui ora paghiamo le conseguenze.

Si tratta della classica crisi che si alimenta da sola, un circolo vizioso dal quale si può uscire puntando su una migliore supply chain, proprio come richiesto da Biden. È quello che succede quando i chip diventano così importanti, anche per le quattro ruote: forse ci voleva una pandemia per portare in luce questo problema.

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