Lavori forzati, nuova legge dall’Europa: stop ai prodotti realizzati su costrizione

L'Europa prende posizione contro i lavori forzati con una nuova legge. Ecco cosa comporta la proposta della Commissione Europea.

L’Europa contro i lavori forzati: una nuova proposta di legge bloccherà l’importazione di prodotti creati sotto costrizione. La Commissione Europea si prepara a presentare la sua proposta che andrebbe ad intaccare un mercato che danneggia milioni di persone in tutto il mondo.

Europa contro i lavori forzati: proposta di legge contro il lavoro sotto costrizione

Una nuova proposta di legge della Commissione Europea riporta la questione del lavoro forzato al centro del dibattito internazionale. Una sua approvazione potrebbe portare al divieto dell’importazione di beni creati sotto costrizione in tutti i paesi dell’Unione Europea. Il divieto coprirebbe l’utilizzo di lavoro forzato sia in fase di estrazione di materie prime, sia in fase di costruzione del bene. Si tratta di una presa di posizione importante su un problema che impatta sulla vita di milioni di persone in tutto il mondo. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Internazionale sul Lavoro sono oltre 28 milioni le persone costrette in condizioni di lavoro forzato. Oltre 3 milioni di queste persone sono solo bambini.

Un intervento contro la Cina: la questione degli Uiguri

Sebbene la proposta non faccia alcun riferimento ad un particolare stato, è evidente che si tratti di un intervento diretto in particolar modo alla Cina. Nel 55% dei casi, infatti, i prodotti creati con lavoro forzato provengono dalle filiere produttive dell’Asia e del Pacifico. Ma non è tutto. Il rapporto dell’ILU specifica che la pratica del lavoro forzato si riscontra nel settore privato nell’86% dei casi. In alcune circostanze, tuttavia, è proprio l’autorità dello stato a sfruttare parti specifiche della propria popolazione costringendole a lavorare in condizioni inique. La Cina è finita spesso nell’occhio del ciclone negli ultimi tempi a causa del suo trattamento degli uiguri, minoranza musulmana nativa della provincia dello Xinjang. Un recente rapporto delle Nazioni Unite sulla regione denuncia pesanti violazioni dei diritti umani contro tale minoranza, alcune gravi al punto da poter essere considerate crimini contro l’umanità.

“Da 5 anni sappiamo che la Cina utilizza la popolazione uigura per il lavoro forzato.” –spiega Dilnur Reyhan, presidente dell’Istituto Uiguro d’Europa- “Sappiamo quali sono i settori industriali. Il settore tessile, l’alta tecnologia e le telecomunicazioni, in particolare”. I Verdi francesi, proprio a fronte delle testimonianze uigure e dei rapporti, credono che la proposta della Commissione Europea sia troppo morbida“Secondo la proposta, le autorità nazionali dovrebbero indagare dopo che sono state allertate da associazioni, esperti o altre società. Quindi c’è il rischio di mettere in piedi un sistema poco efficiente“.