Kabir Bedi e il suicidio del figlio Siddharth: il dramma

Kabir Bedi e il dramma del suicidio del figlio Siddharth: "C’è sempre un senso di colpa perché pensi che potevi fare qualcosa di più".

Kabir Bedi è il famoso Sandokan che a breve entrerà a far parte della Casa del Grande Fratello Vip. In pochi però sanno che l’attore pakistano ha vissuto un tremendo dramma in passato. La triste vicenda l’ha raccontata nel suo libro “Storie che vi devo raccontare”, edito da Mondadori. Kabir Bedi, infatti, ha perso il suo secondogenito Siddharth, che si è tolto la vita a vent’anni.

Kabir Bedi, il dramma del figlio Siddharth

Il figlio di Kabir Bedi aveva poco più di 20 anni quando si è suicidato. Siddharth era il secondogenito dell’attore, soffriva di una fragilità psichica, descritta come schizofrenia. Nonostante le cure, tale condizione provocava al ragazzo molta infelicità e inquietudine, di cui lo stesso Kabir Bedi era consapevole. Il secondo capitolo del libro dell’attore pakistano, “Storie che vi devo raccontare”, è infatti il racconto autobiografico di Kabir Bedi che tenta di evitare che Siddharth si tolga la vita. È una parte dello scritto molto oscura, in cui è raccontata anche la sofferenza di chi assiste chi è malato.

“Questa storia parla anche delle persone che si trovano in condizioni di schizofrenia e di chi se ne occupa. Quando qualcuno ha persone affette da schizofrenia in famiglia, prova vergogna, fastidio. Io credo che ci vorrebbe grande comprensione nei confronti di queste persone, di sostegno. Quando ho provato ad aiutare mio figlio ho provato grande dolore”, ha detto l’attore, intervistato su Rai 1.

Siddharth suicida a 25 anni per schizofrenia

Il figlio, prima di togliersi la vita, lasciò un biglietto. “Bene, questo è quanto, per favore non sentitevi in colpa, è il mio modo di prendere il controllo e per quanto possa sembrarvi strano me ne andrò felice e non triste. Se ci sarà un’altra possibilità…”.

“Dovetti accettare… ho fatto il possibile per salvarlo – ha detto il padre – C’è sempre un senso di colpa perché pensi che potevi fare qualcosa di più ma so che ho fatto il meglio, il migliore aiuto medico ma alla fine ho accettato la sua decisione per quanto sia stata dura per me”.

Kabir, ricordando quei terribili momenti, ha ammesso di averlo col tempo accettato e di non colpevolizzarsi. “Oggi i farmaci che curano quella patologia sono molto più efficaci. All’epoca era molto più difficile, io penso di aver fatto il possibile per salvarlo, ovviamente il senso di colpa c’è, pensi sempre che avresti potuto fare di più. Ma dentro di me so di aver fatto il meglio che potevo fare, alla fine ho accettato la sua decisione indipendentemente da quanto sia stata dura per me.”, ha dichiarato il celebre attore.