Live

Ilda Boccassini si racconta nel suo libro: dall’amore per Falcone alle pressioni per non processare Berlusconi

Ilda Boccassini, Falcone e Berlusconi: dettagli inediti che faranno discutere quelli rivelati nel libro in uscita dell'ex pubblico ministero

Ilda Boccassini, Falcone e Berlusconi: un triangolo inedito che trova realtà nel libro autobiografico “La stanza numero 30” dell’ex pubblico ministero. Un racconto a 360° di anni di vicende giudiziarie intrecciate alla vita privata: dall’amore per Falcone alle pressioni subite per non fra processare Berlusconi.

Ilda Boccassini e Falcone: il racconto

Ilda Boccassini ha lavorato come magistrato nel pool antimafia a Milano e poi a Caltanissetta a seguito della strage di Capaci. In uscita il suo libro autobiografico “La stanza numero 30”dove racconta dettagli di inchieste e vita privata.

Fanno sicuramente discutere le parole rilasciate al Corriere della Sera sul suo rapporto con Falcone : “Me ne innamorai. È molto complicato per me parlarne. Sicuramente non si trattò dei sentimenti classici con cui siamo abituati a fare i conti nel corso della vita. No. Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana, il bisogno di vivere l’amore momento per momento. Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto. Sapevo di non poter condividere con lui un cinema o una gita in barca, pur desiderandolo, ma non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato, perché lo hanno ucciso”.

Il racconto del suo rapporto e desiderio per Falcone va avanti: “A Giovanni  piacevano molto i miei riccioli. Quante volte mi ha detto che i miei occhi ‘erano bellissimi’. Nel giugno del ’91 partimmo per l’Argentina per interrogare il boss Gaetano Fidanzati. Avevo anche un walkman con una cassetta di Gianna Nannini, che ho imposto a Giovanni per tutta la durata del viaggio. Alcune canzoni mi facevano pensare alla nostra storia e le ascoltai più volte, per ore, stringendomi a lui. In top class non c’erano altri passeggeri, eravamo soli in quel lusso rilassante, la nostra intimità disturbata solo dall’arrivo delle hostess. Rimanemmo abbracciati per ore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini e dedicandoci di tanto in tanto ad alcuni dettagli dell’interrogatorio e ai possibili sviluppi dell’indagine”.

Ilda Boccassini si racconta nel suo libro: le pressioni ricevute per non processare Berlusconi

Nel libro di Ilda Boccassini ci sono dettagli anche riguardo Berlusconi e le pressioni ricevute per non farlo processare.

Il 10 novembre 2000, Gianni De Gennaro la chiama a Roma. “C’era un rapporto intenso: gli volevo bene, lo stimavo, anche perché sapevo quale affetto Falcone nutrisse per lui”. Ma quel giorno si parlava di Berlusconi: “Senza preamboli e con il suo tono ruvido, il capo della polizia mi chiese cosa stessi ‘combinando a Milano’, aggiungendo che in tutti quei mesi aveva faticato a tenere a bada Berlusconi e i suoi, che aveva parlato loro bene di me, garantendo sul fatto che fossi una persona corretta. Insomma, si era speso per ‘evitarmi il peggio’. Rimasi sbalordita, spiazzata da quel discorso così diretto che nemmeno mi venne in mente di collegare quella rampogna alla contestazione suppletiva (proprio contro Berlusconi ndr) che avrei depositato pochi giorni dopo al processo Sme-Toghe sporche. Invece era proprio quella scadenza imminente – anzi, il tentativo di neutralizzarla – che rendeva De Gennaro tanto aggressivo. Per il bene di tutti dovevo ripensarci, perché erano in gioco delicatissimi equilibri istituzionali”. Boccassini però non cede e se ne va sbattendo la porta.