Discariche abusive a Messina: 25 indagati per traffico di rifiuti speciali

La Guardia di Finanza lotta contro le discariche abusive a Messina. Misure cautelari per 25 persone, provati legami con clan mafiosi.

Messina, discariche abusive a Gravitelli: 25 indagati per traffico di rifiuti speciali. L’indagine coinvolge diversi imprenditori edili che risultano legati a clan mafiosi. Sequestrati diversi mezzi e strutture, per un valore di oltre due milioni di euro. 

Discariche abusive a Messina, sono 25 gli indagati: dieci ai domiciliari

Un’ampia operazione della Guardia di Finanza di Messina ha inflitto un duro colpo al business delle discariche abusive. I Finanzieri, in collaborazione con Reparto Operativo Aereonavale di Palermo, hanno eseguito una serie di ordinanze cautelari del gip del tribunale di Messina.

Sono 25 le persone sotto indagine, di cui dieci agli arresti domiciliari, con l’accusa di associazione a delinquere allo scopo di traffico e gestione abusiva di rifiuti speciali. Gli altri 15 sono sottoposti a misure interdittive che impediscono loro di esercitare attività imprenditoriali e ricoprire uffici direttivi. Il giudice ha inoltre disposto il sequestro di mezzi e strutture aziendali, di un valore totale che supera i due milioni di euro. 

Le indagini, emersi contatti con il clan mafioso Romeo-Santapaola

Sono coinvolti nelle indagini molti imprenditori edili che risultano avere legami con clan mafiosi, nello specifico con la famiglia Romeo-Santapaola. Gli agenti hanno individuato diverse discariche abusive. In particolare se ne segnala una a Gravitelli, in un area classificata tra i siti a protezione speciale. Gli imprenditori avrebbero fatto uso delle discariche in maniera sistematica, rivolgendosi proprio ai clan criminali per ridurre le spese di smaltimento e gestione dei rifiuti. Una prova inconfutabile sono le immagini satellitari raccolte dagli inquirenti.

Le foto, riferite al periodo 2011-2019, mostrano infatti la progressiva alterazione della zona adibita a discarica. I rifiuti arrivano ad occupare un’area pari a 38mila metri quadrati. Secondo le stime degli investigatori, si riscontrerebbe un guadagno illecito pari a 220mila euro