Allarme dell’Onu: “Rischio carestia mondiale se la guerra non finisce”

L'Onu lancia l'allarme carestia: "Se la guerra continua si rischia una catastrofe nella catastrofe, perdiamo il granaio d'Europa".

L’Onu lancia l’allarme carestia. Il capo del Programma alimentare mondiale David Beasley segnala che la guerra in Ucraina potrebbe avere enormi conseguenze. “Non ci sono precedenti del genere dalla Seconda Guerra mondiale”.

Onu, è allarme carestia: “Se la guerra continua è crisi mondiale”

L’invasione dell’Ucraina ha sconvolto gli equilibri mondiali e ha fatto tremare il mercato globale dell’energia. Secondo l’Onu potrebbe non essere finita qui. Se il conflitto continua si rischia una carestia a livello mondiale.

La segnalazione arriva da David M. Beasley, direttore esecutivo del Wood Food Program, programma alimentare mondiale che nutre oltre 125 milioni di persone ogni giorno. “La situazione in Ucraina rischia di diventare una catastrofe dentro un’altra catastrofe” -ha affermato Beasley martedì scorso, durante il Consiglio di Sicurezza Onu – “Non ci sono precedenti per una situazione del genere, non ne vedevamo dalla Seconda Guerra Mondiale”.

“Non è possibile coltivare e raccogliere i frutti dai campi la dove piovono bombe” -ha continuato il politico americano- “Milioni di persone in Ucraina stanno vivendo il peggior incubo della propria vita e, a meno che la guerra termini ora, il granaio d’Europa non sarà in grado di sostentare se stesso.

Giorno dopo giorno, la guerra sta affamando le persone non solo in Ucraina ma anche in Paesi lontani dai suoi confini e che fanno affidamento sul grano e sui cereali ucraini per nutrire i cittadini più poveri. Questa guerra è una catastrofe per il mondo intero“.

I rischi per il mondo intero: aumento dei prezzi e destabilizzazione

Russia e Ucraina sono, al momento, la fonte del 30% della produzione mondiale di grano, del 20% del mais e del 75-80% dell’olio di semi di girasole.

Beasley ha segnalato che il WFP acquista dall’Ucraina il 50% delle scorte di grano di cui ha bisogno per il suo programma alimentare. Con l’aumento di prezzi del cibo, dei costi di spedizione e del carburante, i costi operativi delle operazioni di WFP sono incrementati di 71 milioni di dollari al mese. Beasley avverte che se il conflitto dovesse continuare, il rischio è quello di una carestia a livello mondiale, che può portare alla destabilizzazione di molti paesi e a migrazioni di massa.

Paesi come l’Armenia, la Mongolia, il Kazakistan e l’Eritrea erano quasi totalmente dipendenti da Russia e Ucraina per le loro importazioni di grano. Ora son costretti a trovare nuovi paesi venditori e a farsi la guerra con altri compratori come Turchia, Egitto, Bangladesh e Iran, che importavano il 60% delle loro scorte di grano dai due paesi, per una fornitura mondiale sempre più limitata. Il Ministero dell’Agricoltura della Cina, il maggiore produttore e consumatore mondiale di grano, ha segnalato che quest’anno si aspettano di aumentare le importazioni.

Le gravi inondazioni dell’ultimo anno hanno portato a ritardi nella semina e a una riduzione di un terzo del raccolto annuale. “La situazione della semina di quest’anno può essere definita la peggiore della storia” ha affermato Tang Renjian, Ministro dell’Agricoltura cinese.

“Molte persone credono che tutto questo voglia dire solo che i loro bagel costeranno di più.” –afferma Ben Isaacson, analista agricolo di Scotiabank- “Ed è assolutamente vero, ma non è questo il punto.

Dall’inizio degli anni ’70 il Nord Africa e il Medio Oriente sono stati martoriati da continue insurrezioni. Cos’è che ha portato la gente a scendere in strada e protestare? Cominicia tutto dalla carenza di cibo e l’incremento dei prezzi del cibo“.