Aboubakar Soumahoro, chi è: dalla lotta al caporalato nel sindacato alla politica

Aboubakar Soumahoro, chi è il sindacalista che da anni lotta contro il caporalato e lo sfruttamento della manodopera dei braccianti?

Aboubakar Soumahoro è un sindacalista ivoriano arrivato in Italia nel 1999. Molto attivo nelle battaglie in difesa dei diritti di chi lavora nei campi a pochi euro, ha deciso di candidarsi alle elezioni politiche con Sinistra Italiana e Verdi.

Aboubakar Soumahoro, chi è

Aboubakar Soumahoro, nato nel 1980 in Costa d’Avorio, è arrivato in Italia quando aveva 19 anni (nel 1999). Laureato in sociologia all’Università Federico II di Napoli con 110/110 (tesi su “Analisi sociale del mercato del lavoro), si candida alle elezioni politiche di settembre 2022 con Sinistra Italiana e Verdi.

Nella sua carriera di sindacalista è stato coordinatore agricolo dell’Unione sindacale di Base, dove si è occupato di dare voce ai diritti dei braccianti e ha lottato contro lo sfruttamento del lavoro agricolo. Dopo 20 anni di militanza, ha lasciato L’unione sindacale di Base nel 2020.

È opinionista con la rubrica “Prima gli esseri umani” su L’Espresso e ha un blog su Huffpost.

La candidatura in Parlamento

Aboubakar Soumahoro, anche tra i fondatori della “Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti e Rifugiati” (CISPM), ha accettato di candidarsi in Parlamento con Sinistra Italiana e Verdi in vista delle elezioni politiche del 25 settembre.

“In una politica impazzita in cui l’ego imperversa, rovesciamo l’ordine delle cose per mettere al primo posto gli ultimi”, ha detto il verde Angelo Bonelli presentando la scelta di candidare Soumahoro. La sua candidatura è stata comunicata assieme a quella di Ilaria Cucchi.

Soumahoro, il giorno stesso del suo annuncio come candidato, è intervenuto replicando a Giorgia Meloni in merito al tema dell’immigrazione. “I complessi processi migratori andrebbero affrontati con una visione olistica e non con idee propagandistiche che si fondano sul dannoso ‘paradigma emergenziale e sicuritario’ che serve anche ad istigare lo spirito della paura e dell’odio nei confronti delle persone ingenerosamente etichettate “diverse”.

Occorre una visione chiara perché senza essa si smarrisce la meta”.