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Allarme carceri, Pittalis (FI): “Situazione preoccupante. Commissione Giustizia già a lavoro”

Pittalis

Perché leggere questo articolo? L’inchiesta della Dda di Napoli ha portato all’arresto di 32 persone per ingresso di droga e cellulari all’interno delle carceri. True-News.it ha intervistato Pietro Pittalis, vicepresidente della Commissione Giustizia e deputato di Forza Italia.

Allarme carceri direttamente dal procuratore Gratteri. È quanto fuoriesce da un’inchiesta della Dda di Napoli che ha portato all’esecuzione di 32 misure cautelari a causa dell’ingresso di cellulari e droga all’interno delle carceri. Tra le tante accuse troviamo quella di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione di armi da fuoco e accesso indebito a cellulari da parte di soggetti detenuti. True-News.it ha intervistato Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Giustizia riguardo la questione sollevata da Nicola Gratteri.

Pittalis: “Dati molto preoccupanti”

Il dato che ha riferito il procuratore Gratteri è molto preoccupante“, ha esordito Pietro Pittalis intervistato da True-News.it. “La situazione è complessa. Persone a cui dovrebbe essere garantita la massima sicurezza, per cause che dovrebbero essere appurate, riescono invece ad avere dei collegamenti esterni che possono essere poi causa di altri problemi”. Questi collegamenti, compreso l’ingressi di sim e cellulari nelle carceri, secondo il deputato sono una “situazione davvero grave”.

Complicità delle guardie carcerarie: “Necessario intensificare i controlli”

Si parla di complicità di diverse guardie carcerarie per favorire l’ingresso di oggetti non consentiti. Le indagini hanno portato alla luce un tariffario per fare entrare droga, telefonini e armi nelle carceri. 1000 euro per un cellulare e 7000 euro per 500 grammi di droga. Pittalis però, ci tiene a fare una precisazione. “La polizia penitenziaria svolge un ruolo straordinario e dunque i fatti riferibili a singoli non possono minare il grande lavoro che svolgono”.

Quello che è necessario però è “un controllo e una verifica di chi si pone in questo caso contro al regolamento interno. È compito della magistratura che questi fatti non si verifichino“, ha aggiunto. “Le indagini che hanno portato all’identificazione di questo fenomeno dovranno portare alla perdita di lavoro e vere condanne”, dichiara il deputato di Forza Italia.

La Commissione Giustizia è già a lavoro sulla questione

Gratteri ha parlato di un uso capillare dei cellulari all’interno delle carceri italiane. Il procuratore ha inoltre specificato che sarebbe semplice debellare l’uso di questi dispositivi. Basterebbe infatti l’installazione di disturbatori di frequenze, il cui costo non è neanche eccessivo. Pittalis è d’accordo. “Io penso che sia assolutamente necessario identificare tutti gli strumenti utili e necessari per eliminare questo fenomeno e per ridimensionare questo traffico all’interno delle carceri”, ha riferito a True-News.

Il lavoro proviene già dalla stessa Commissione Giustizia dove lui ricopre il ruolo di vicepresidente. “Anche come Commissione Giustizia stiamo avviando controlli sulla situazione carceraria che ci dovrà vedere impegnati a suggerire all’amministrazione penitenziaria l’utilizzazione di questi nuovi strumenti”. Tutti gli strumenti necessari sarebbero “assolutamente da mettere in campo” secondo il deputato.

Boss mafiosi che comunicano con l’esterno: “Situazione non tollerabile”

Il rischio sarebbe quello che nei prossimi anni i detenuti potrebbero utilizzare mezzi arrivati dall’esterno per poter evadere. “Io mi auguro di no”, afferma Pittalis. “Per questo penso che sia necessario intensificare i controlli”. Il vicepresidente della Commissione Giustizia allerta il fatto che l’ingresso di cellulari può ovviamente portare alla comunicazione tra boss mafiosi e il mondo esterno. “Non si può tollerare questa situazione che può determinare la fuga di importanti informazioni. È chiaro che gli ingressi in carceri di telefonini non può che agevolare questo sistema”, ha aggiunto.

Pittalis: “Molta fiducia alla polizia penitenziaria. Mai generalizzare”

Necessario, dichiara Pittalis, sarebbe “apprestare tutti gli strumenti che la tecnologia oggi mette a disposizione attraverso la videosorveglianza, l’utilizzo dei droni e anche attraverso tecnologie nuove che possano verificare e accertare la segnalazione di eventuali ingressi di dispositivi e sostanze che non devono assolutamente varcare il portone delle carceri”. Compito che spetta all’amministrazione penitenziaria. Corpo di polizia su cui però Pittalis ripone molta fiducia. “Spesso abbiamo visto provenire un senso di responsabilità e collaborazione proprio dal corpo di polizia penitenziaria“. Fondamentale è non generalizzare. “Attenzione a non criminalizzare un’intera categoria per comportamenti di singoli”, ha concluso.