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Varie ed eventuali sul “falso” Prosecco, Brunello Cucinelli e Cinelli in mano americana

L’ombra del “falso” prosecco che minaccia l’Italia

“E’ scandaloso che l’Europa consenta di dare corso a simili procedure”. “Vale la pena ricordare che le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio dell’Umanità Unesco; è come se qualcuno andasse ad intaccare la denominazione dello Champagne o altre realtà ben radicate a specifici territori e culture”. E’ Luca Zaia, presidente della Regione Veneto a parlare, alla notizia che delle autorità croate hanno avviato la procedura di riconoscimento della menzione tradizionale “Prosek”.  “La difesa (del prosecco ndr) non è solo un atto di protezionismo agricolo, economico o commerciale. E’ una difesa della nostra storia e della nostra identità”. Se non è una dichiarazione di guerra poco ci manca. Basta dare un’occhiata ai dati di produzione e vendita. Secondo il consorzio l’imbottigliamento nel 2020 è cresciuto del 2.8%, dopo il 4.7% del 2019, quindi in graduale stabilizzazione. I dati consolidati del 2019 parlano di 486 milioni di bottiglie prodotte per un valore di 2.4 miliardi di euro di fatturato al consumo.

Boutique italia

Non c’è dubbio: è esplosa la voglia di fondi. E Un fondo d’investimenti – scrive Il Sole 24 Ore – promuove la sostenibilità, e in generale sostiene l’evoluzione delle imprese verso i mercati di domani. Si chiama Boutique Italia, società nata nel 2019 come holding di partecipazioni di minoranza con l’obiettivo di accompagnare le aziende acquisite in un percorso finalizzato all’approdo al mercato borsistico. Il cambiamento sociale spinto dalla transizione ecologica, dal cambiamento energetico e dal fenomeno terribile dell’epidemia è stata per Boutique Italia l’occasione per riflettere sul suo modello di business: gli azionisti hanno pensato di arricchire l’advisory board con figure eterogenee per ampliare il ventaglio dei target d’investimento, in un’ottica di diversificazione e ponderazione del rischio.

Cinelli passa in mano americana

Mentre i candidati sindaco di Milano sparano le loro bordate pro o contro l’invasione delle piste ciclabili, un marchio storico delle due ruote italiane cade in mani americane. Cinelli, dopo 74 anni è stato ceduto infatti a un fondo di investimento americano. L’obiettivo è di rilanciare il marchio sul piano internazionale, raddoppiando il fatturato attuale. Gruppo Srl, la società che oggi controlla Cinelli e il produttore di tubi in acciaio Columbus, era gestita per quote maggioritarie dall’imprenditore Antonio Colombo, colui che dal 1979 era al timone della piccola fabbrica creata a Lambrate (MI) dall’ex professionista Cino Cinelli nel 1947 e poi cresciuta nei decenni fino ad affermarsi come marchio internazionale. Dopo decenni di storia l’azienda entrerà a far parte di un progetto di più ampio respiro che coinvolgerà non solo telai e ruote ma anche moda e lifestyle. Non a caso la quota di maggioranza di Gruppo Srl viene ceduta ad Asobi Ventures, fondo di investimento guidato dal manager della moda texano Victor Luis già impegnato nella promozione di brand come Louis Vuitton, Tapestry e Moose Knuckles.

Brunello Cucinelli allarga i suoi orizzonti

Brunello Cucinelli si allarga. E questa volta ha ceduto alla tentazione delle licenze e di una categoria di prodotto che richiede un knowhow diverso da quello dell’abbigliamento. Per gli occhiali e soprattutto per Oliver Peoples, brand di proprietà di Essilux, Brunello Cucinelli ha siglando il primo accordo di licenza in oltre 40 di storia del marchio. “Più che di licenza preferisco parlare di partnership – spiega il fondatore (al Sole 24 Ore), ceo e presidente dell’azienda di alta gamma, quotata a Milano dal 2012 –. Gli occhiali, da vista e da sole, sono una parte importante del look di ognuno di noi e dicono molto dei gusti e della personalità di chi li porta. Per questo era importante che la collezione fosse in linea con ogni altro capo o accessorio Brunello Cucinelli”. Nato a Los Angeles nel 1987, Oliver Peoples fu acquisito da Luxottica (ora Essilux) nel 2007 e da allora ha trovato una formula, quasi un’alchimia, per unire spirito californiano e qualità del made in Italy.

Meglio Gi Group dei navigator?

Effettivamente funziona meglio dei navigator, vittime inconsapevoli del reddito di cittadinanza. Si chiama Gi Group e stanno reclutando un esercito di giovani per aiutare le imprese a trovare e impiegare nuove risorse in questa fase della ripartenza. È l’obiettivo di Gi Group che in questi giorni è alle prese con le tantissime richieste provenienti da ogni parte d’Italia da parte di aziende che intendono avere a disposizione nuovi addetti. Gi Group è la prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà a livello mondiale nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro. Il gruppo è attivo nel lavoro temporaneo, permanent staffing, ricerca e selezione, executive search, formazione, supporto alla ricollocazione, amministrazione HR, outsourcing, consulenza HR. Grazie al percorso di internazionalizzazione iniziato nel 2007 oggi Gi Group opera direttamente o con partnership strategiche in oltre 50 Paesi in Europa, Asia, Africa e America. 

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